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RAMISETO (RE) | CASA CANTONIERA

Non avevamo loro notizie dal marzo scorso (leggi qui), o meglio, noi li abbiamo sempre seguiti quanto l’avvicendarsi delle stagioni. Già, le stagioni, perché quando si vive in montagna è la natura che te le fa sentire più vicine e anche noi ci siamo cascati… Anche a noi, “gente di città”, capita spesso di pensarci, soprattutto ai suoi agenti atmosferici (pare che su facebook non si parli d’altro!) a cui piace essere chiamati “fenomeni”, dal vocabolario: “fatti o eventi suscettibili di osservazione diretta o indiretta, provocati o meno dall’uomo” che a volte sono “oggetto di meraviglia e di ammirazione perché straordinari o stupefacenti”…

di NILA SHABNAM BONETTI

Qualcuno ci ha detto che qui, prima, non c’era mica questo fenomeno. Qui, tra le curve sinuose che disegnano il profilo dei monti dell’Appennino, non c’era la nebbia.
Ma non credo sia appropriato chiamarla così. In realtà veniamo avvolti dalle nuvole in migrazione, banchi-bianchi che si spostano, più o meno di fretta, in relazione agli umori del vento. A volte le vedi dall’alto e ti senti un po’ come il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich. Ti sembra di dominarle. Altre volte arrivano dai valichi che aprono le vallate al mare e ti chiedi se non sei stato catapultato in The Mist di Darabont, o in The Fog di Carpenter, o comunque in un horror terrificante in cui la nebbia contiene un chissà quale misterioso nemico dell’umanità. Ma a volte capita di venirne avvolti ed è così poetico perdersi in questa ovattata atmosfera. Oppure no?

“Gina! Gina! Ma dov’è che sono? Mi sembra di non stare in nessun posto. Ma se la morte è così, non è un bel lavoro. Sparito tutto. La gente, gli alberi, gli uccelini per aria, il vino. Tè cul!”
(Nonno di Titta in Amarcord, Federico Fellini, 1973)

Il clima fa il matto, è impazzito. Questa è solo un’affermazione per tutti voi. Ma chi lavora in agricoltura si sta rendendo conto del danno reale che il cambiamento climatico apporta alle produzioni vegetali. Io mi faccio prendere dal panico per queste faccende. Poi ho letto un’intervista su Repubblica a Stefano Mancuso (neurobiologo), su un altro argomento, strettamente connesso a questo e mi sono calmata grazie al suo ottimismo: «Non mi piacciono i catastrofismi, pensi alla faccenda della sovrappopolazione, come faremo se nel 2050 saremo circa dieci miliardi di persone? Dove prenderemo il cibo e l’acqua? Il primo argomento, contro la paura, dovrebbe essere che nel 2050 avremo quattro miliardi di persone in più che penseranno e dunque avranno un’idea».

Progetto Poviglio

Tiziano Bellomi e Manuela Bedeschi,  Progetto Poviglio

L’inverno sta arrivando, come in Game of Thrones, bisogna essere preparati. Noi siamo ancora in ritardo con la legna, Romeo ce la scaricherà in giardino e sicuramente prenderà la neve prima che avremo il tempo di metterla al coperto, in legnaia. Non abbiamo ancora imparato. E gli autoctoni, secondo me, con i loro ritardi e contrattempi, si divertono un po’ a vedere “quelli che hanno studiato della città” lavorare con quelle belle manine pulite, che di calli se ne devono formare ancora tanti. E ci si dà da fare, con stati d’animo altalenanti, piccole e grandi soddisfazioni, sempre più reattivi. Per una semplice questione di sopravvivenza.

Abbiamo fatto grandi cose, come inaugurare l’opera/installazione di Tiziano Bellomi e Manuela Bedeschi, reduci da una lunga residenza che li vedeva impegnati in numerosi spostamenti dal Veneto all’Appennino. Si tratta di una scultura alla Memoria di Poviglio di Ramiseto. E, poi, è tornata da noi Veronica Azzinari, con il libro d’artista esito di uno studio delle piante e dei sassi preistorici del nostro territorio.

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Veronica Azzinari, Era il mare

Siamo nel Periodo Blu, molti artisti, tra cui i sopra citati, hanno realizzato opere con tale dominante cromatica. Avrà un significato? Wikipedia dice: “Il colore Blu è il simbolo della calma, della tranquillità e dell’equilibrio. Il colore Blu ha la capacità di generare un senso di rilassamento che regala equilibrio nella sfera emotiva”

Una veduta dell'opera di Luciano Di Rosa per LandEscape 2017, Pineta Casina

Una veduta dell’opera di Luciano Di Rosa per LandEscape 2017, Pineta Casina

Abbiamo presentato il catalogo di LandEscape a Castelnovo ne’ Monti, con grande soddisfazione del numeroso team che ha lavorato a questo progetto, e con la ferma intenzione di buttarci al più presto nella programmazione della prossima edizione 2018.

Restiamo in attesa dell’arrivo del giovane Thomas Scalco (vincitore di Arteam Cup 2015 – categoria under 30 e finalista nell’edizione 2017, ndr) prossima residenza in programma.
A gennaio partiremo con un nuovo esperimento di residenza dedicato alla scrittura creativa, SP15, con la pubblicazione di una fanzine, sintetica e sopra le righe. Ma, prima della fine dell’anno, vorremmo inaugurare ufficialmente il laboratorio di trasformazione di Valico Terminus, nostra sede di lavoro, dove Giovanni si diverte a fare l’alchimista della cucina, tra spezie, frutta e semi. Presenteremo, in tale occasione, il video che Giulia Cascella ha realizzato per raccontare l’idea che sta alla base dei nostri sali aromatizzati ai fiori e erbe di montagna.

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Il motto è fare tutto e farlo bene e, come dicono qui in Emilia, sperèma be’.
Della mia vecchia città ho poco da dire, a parte la gioia di riabbracciare i miei affetti. Tutti mi dicono che sta cambiando, ma quando non si vive un luogo, nel bene e nel male, ogni sacrosanto giorno, non se ne può avere una reale percezione e farsene, quindi, un’opinione.
Sono tornata a Milano dopo quasi 5 mesi. Ma in realtà è a Como che volevo andare, perché c’è in corso la mia amata Miniartextil, con relativa super mostra. Riporto alcuni dei minitessili in concorso, piccoli capolavori di arte tessile, da starci ore a guardarli per coglierne tutte le raffinatezze.

VALICO TERMINUS
artists in residency in a rural land

Casa Cantoniera
Via Lugolo 8, Ramiseto (RE)

Info: www.valicoterminus.com

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