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LECCO | Galleria Melesi | giovedì 26 luglio | ore 21,00

Mentre è in corso alla Galleria Melesi di Lecco, la personale di Corrado Bonomi, che ripercorre i 5 cicli principali che l’artista novarese ha sviluppato dagli anni ’80 ad oggi – Culture, Cardio, Supporti, Armi della fede e Mare – giovedì 26 luglio, alle ore 21, si presenta l’inedita collezione di Ceramiche che l’artista ha
realizzato, nel corso di quest’anno, presso le Ceramiche Pierluca di Dario Bevilacqua ad Albissola Marina (SV): idrie, tulipaniere e piatti da parata eseguiti con la classica tecnica della maiolica sono stati poi dipinti a mano, in parte in stile Bianco Blu o Antico Savona dalla mano esperta degli artigiani albisolesi e in parte dipinti dallo stesso Bonomi, che ha reinterpretato lo stile tradizionale dando una sua personale lettura. Nelle sue ceramiche, infatti, velieri e castelli, iconografie ricorrenti nelle maioliche del ‘700, sono oggi sostituite da Bonomi da petroliere e navi da crociera che solcano il Mar Ligure…

Bonomi al lavoro presso le Ceramiche Pierluca. Foto Marcello Campora

L’artista novarese inserisce inoltre elementi tipici del suo lavoro: il fiore tulipano è, ad esempio, stato appositamente creato in materiale plastico per ornare le tulipaniere, elemento che accentua la contemporaneità del suo lavoro.
Durante questa serata gli ospiti – Dario Bevilacqua ceramista e titolare delle Ceramiche Pierluca, l’artista Corrado Bonomi e Riccardo Zelatore nella veste di curatore del progetto e moderatore della serata – racconteranno al pubblico questa esperienza, che parte da questo antefatto:

BONOMI E ALBISOLA

Antefatto di Corrado Bonomi: Nell’estate del 1960 avevo 4 anni e fui portato dai nonni in vacanza in Liguria e precisamente ad Albisola. Ho pochi ricordi, come istantanee scattate a caso: le scale buie e strette, un muretto di un vicolo verso la spiaggia, la battigia con i piccoli gusci delle conchiglie e i pezzettini di vetro colorati e consumati dal mare, tutte cose per me bellissime e preziosissime, gli ombrelloni blu e poi questi piccoli pesciolini da appendere al muro, bellissimi coloratissimi c’era anche una stella marina e un cavalluccio marino, furono appesi nel cucinino del quale ho un ricordo solo della parete su cui erano stati sistemati. C’erano poi due cavallucci marini tridimensionali che in realtà erano i contenitori del sale e del pepe. Ci giocavo tantissimo e così inevitabilmente, uno cadde e si ruppe. Ecco qualcosa che non sapevo ancora: la caducità della ceramica.
Le cose belle sono anche le più fragili. Così scoprii grazie al nonno l’esistenza dell’attaccatutto, un quasi miracolo… il cavalluccio tornò intero quasi del tutto. Aveva perso la continuità nella lucentezza della sua superfice, interrotta dai segni delle varie incollature. Da solo se la cavava ma accanto al gemello… Impietoso confronto.
Tornando ai giorni nostri, eccomi pronto a raccontare del mio ritorno ad Albisola dopo appena 58 anni. Un bel giorno squilla il telefono ed ecco un amico, Riccardo che mi invita a provare l’esperienza della ceramica ad Albisola. Qualcosa negli anni scorsi avevo fatto nel comprensorio di Bassano del Grappa presso il laboratorio Rigoni di Nove. Una bella esperienza che sembra ora ripetersi. Riccardo mi presenta Dario che con la sua famiglia gestisce una delle botteghe-laboratorio storiche di Albisola: le Ceramiche Pierluca. Il laboratorio è tipicamente ligure: gli spazi non sono ampi ma gestiti con efficienza, ordinato e pulitissimo. La materia grezza dal fondo del laboratorio procede nelle fasi della lavorazione dei manufatti fino a emergere visibile nella vetrina espositiva.
Loro sono bravissimi e la bottega ha diverse linee di produzione, la tradizione antica, i progetti con i designers e le collaborazioni con gli artisti.
Vado, conosco le persone e vedo cose bellissime. Mi immergo in questo contesto e mi lascio andare. Come un pezzo di carne immerso nel vino, alla sera al ritorno mi sento “brasato”. Emergono i ricordi antichi e si confrontano mescolandosi con quelli di giornata e come sempre mi accade i pensieri e le idee si intrecciano e si moltiplicano. Quello che mi piacerebbe fare con quello che potrei fare con quello che devo imparare a fare. Un occhio alla tradizione, un altro a guardare quello che hanno fatto e stanno facendo colleghi e designers. Così dopo un po’ cominciano a emergere idee, progetti, ipotesi e qualche pensiero che ora cercherò di raccontare.
Come tutti gli uomini contemporanei non so quasi mai quello che voglio, in compenso ho sempre un vasto elenco di quello che non voglio… Quello che non siamo, quello che non vogliamo, diceva il poeta Eugenio.
Quello che sicuramente non volevo da questa esperienza era riproporre in forma ceramica mie opere già sviluppate da me in altri momenti e con altri materiali, materiali eterogenei che nel mio lavoro hanno sempre un senso non solo estetico ma anche linguistico e concettuale. Non volevo nemmeno cimentarmi come esecutore di tecnica pittorica, non ne ho le doti e nemmeno la voglia. Sicuramente la “memoria” del comprensorio, la sua storia dovevano rientrare nel concetto del lavoro. Così ho iniziato una ricerca-percorso sul Genius loci di Albisola, la sua storia, le tipologie il tutto confrontato con il territorio circostante e le sue caratteristiche specifiche: paesaggio naturale e paesaggio antropizzato. Il colore sarà quello della tradizione cioè il blu. Il monocromatismo sempre aumenta il valore concettuale dei soggetti rappresentati e questo perché nessun altro colore distoglie dal concetto centrale. Per la tipologia dei manufatti ho deciso di riprendere le forme antiche rappresentative del periodo classico della ceramica albisolese che si era specializzata nella produzione di vasi da farmacia (pillolari e idrie) e vasi per tulipani tipici del ‘700.
Le idrie sono vasi molto decorati, con due manici in forma appunto di idria (animale mitologico dalle sembianze di drago a più teste) e contenevano liquidi come “acque” emollienti e/o rinfrescanti.
Nella parte centrale del vaso, quella panciuta, su entrambi i lati sono dipinti paesaggi di fantasia con soggetti tipo: castelli o navi con vele spiegate, nuvole grandi mai minacciose, soggetti di fantasia che evocano gloriosi tempi passati anche per l’epoca. Il tutto circondato da decori di natura vegetale. Ecco l’idea: utilizzando la stessa forma, invece che i paesaggi e soggetti di fantasia che rimandano all’antico, paesaggi e soggetti che rimandano alla storia recente quando dagli inizi del ‘900 questa parte di Liguria è diventata luogo di produzione industriale. Dipingere luoghi e soggetti della contemporaneità in relazione con il territorio, come le ciminiere di Vado Ligure, la gru antica nel porto di Savona, i carrellini teleferica che trasportano materie prime dal porto alle fabbriche nell’entroterra e soprattutto le navi moderne, come ai tempi della vela l’orizzonte del mare era caratterizzato dalla presenza di vele, oggi lo stesso orizzonte con lo stesso contorno della costa si presenta fitto di profili di petroliere, portacontainer e moderne navi da crociera. La sostituzione dei soggetti della pittura da antichi a contemporanei mantenendo il colore, la forma e i decori antichi. Questo è il primo confronto. I decori vengono eseguiti alla maniera antica con grande abilità dalla mamma di Dario. Il soggetto centrale su entrambi i lati lo dipingo io e si vede…
Il secondo confronto è con la forma. Nel vaso durante la lavorazione vengono praticati dei fori che occupano le aree del vaso non interessate dalla pittura. La distanza tra un foro e l’altro è di un paio di centimetri. Nei fori sono state inserite viti di varie misure in ottone. La forma panciuta del vaso con queste punte che fuoriescono lo fanno assomigliare a un riccio, uno schema che in natura ricorre spesso: animali, piante e anche minerali. Il blu lucido della pittura contrasta con il giallo dell’ottone, entrambi emanano qualche riflesso di lucentezza. Un ultimo confronto fra i materiali sta nella loro durezza. Questa è una sensazione che si percepisce attraverso l’esperienza come anche le punte delle viti, segnali naturali di avvertimento che vengono percepiti attraverso l’esperienza e la conoscenza. Mentre scrivo le idrie sono in produzione e il prossimo progetto è alle porte, si tratta dei vasi per tulipani di cui ho accennato prima, qui tenterò di mescolare sempre su una forma della tradizione un mio fiore inedito. Un tulipano, più tulipani usciranno dal vaso e saranno parte del ciclo “Culture” una serie di lavori che nelle diverse forme ma con lo stesso metodo porto avanti dal 1992. I tulipani li avevo pensati e realizzati in forma di prototipo qualche anno fa. Il tulipano è un fiore difficile da gestire quasi effimero talmente è delicato, non sapendo che esistevano vasi apposta, congelai il progetto. Le strane coincidenze…
Del resto un poco di fattore “C” nella vita aiuta.

Fine della prima parte, maggio 2018

Ceramiche di Corrado Bonomi. Foto di Marcello Campora

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