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Intervista a Christian Boltanski di Isabella Falbo*

Christian Boltanski, tra gli artisti contemporanei più riconosciuti a livello internazionale, è nato a Parigi il 6 settembre 1944. Del suo compleanno ne ha fatto un’opera video intitolata 6 septembres, presentata al Pac di Milano nel 2005, in cui concentra in 5 minuti tutte le notizie trasmesse dal telegiornale quel giorno. Racconta così una tranche di vita, che non è tuttavia la sua: non presenta nessuno degli eventi essenziali che hanno segnato la sua esistenza, ma i fatti collettivi sociali, politici, culturali. Per Boltanski, infatti, l’artista ha lo scopo e il ruolo di scomparire. I temi dominanti della sua ricerca artistica sono l’umanità con la sua dimensione essenziale della memoria e gli argomenti che ci accomunano tutti, come il tempo, la nascita, la morte e la ricerca di Dio.

Christian Boltanski, Anime. Di luogo in luogo, veduta di allestimento, MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2017. Courtesy: Istituzione Bologna Musei. Foto: Matteo Monti

Christian Boltanski, Anime. Di luogo in luogo, veduta di allestimento, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2017. Courtesy: Istituzione Bologna Musei. Foto: Matteo Monti

Come l’artista ha dichiarato il suo vero lavoro, quello che continua a fare ancora oggi, inizia nel 1969 con il piccolo libro Recherche et presentation de tout ce qui reste de mon enfance e installazioni dove utilizza scatole di latta di biscotti che diventeranno un elemento ricorrente. La sua partecipazione, nel 1972, a Documenta 5, organizzata da Harald Szeemann, con L’Album de famille de la famille D., indagine ossessiva sulla “mitologia individuale” lancia la sua carriera a livello internazionale. Queste prime opere racchiudono tutti gli elementi e i temi portanti del lavoro successivo: l’istantaneità della figura e l’aspetto reliquiale della testimonianza. Il supporto fotografico ha segnato in modo indelebile lo stilema linguistico di Boltanski: in opere degli anni Ottanta come Monumenti o Odessa, ciò che appare più evidente è lo scarto tra l’architettura compositiva e l’ossessiva centralità del ritratto fotografico. Così anche per i Visi che caratterizzano le opere dei primi anni Novanta in cui i supporti dell’immagine fotografica divengono teli o drappi: evocazioni spettrali, reliquie sindoniche che rappresentano un’ulteriore conferma del pensiero estetico di Boltanski sul tempo e sull’esistenza umana. Tra le principali chiavi di lettura dell’opera di Boltanski è, infatti, l’analisi del concetto di “Tempo”, che inesorabilmente fluisce e in cui la memoria e il ricordo divengono i segni, le tracce, del fragile e instabile passaggio dell’uomo. Nel 1994 Boltanski realizza Menschlich (Umanità), un’opera che raggruppa 1600 immagini di esseri umani, un lavoro sulla perdita d’identità dove l’Io non esiste più. In questa fase il suo lavoro si fa più articolato e teatrale. A Monumenta, nel 2010, Boltanski presenta Personnes, installazione creata per il Grand Palais a Parigi in cui prosegue la sua indagine sui limiti della condizione umana e la dimensione essenziale di memoria: la questione del Destino e l’inevitabilità della morte. Nel 2011 l’artista rappresenta la Francia alla 54. Biennale di Venezia con l’installazione Chance, e ciò che ancora una volta l’artista intende trasmetterci è l’idea di Destino, così magnificamente presentato in Personnes. Mentre quest’ultima era un’installazione che si riferiva ai campi di concentramento e alla morte, Chance si focalizza sulla vita e sulla nascita.

Christian Boltanski, Anime. Di luogo in luogo, veduta di allestimento, MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2017. Courtesy: Istituzione Bologna Musei. Foto: Matteo Monti

Christian Boltanski, Anime. Di luogo in luogo, veduta di allestimento, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2017. Courtesy: Istituzione Bologna Musei. Foto: Matteo Monti

L’opera di Boltanski, in tutte le sue dimensioni espressive, è presente come progetto speciale del Comune di Bologna fino al 12 novembre di quest’anno, a cura di Danilo Eccher, già curatore dell’antologica bolognese Pentimenti del 1997. Sono diversi gli eventi presentati nella città felsinea: un’ampia mostra antologica al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna; uno spettacolo teatrale al teatro Arena del Sole; un’installazione presso l’ex bunker polveriera nel Giardino Lunetta Gamberini e un progetto speciale all’interno dell’ex parcheggio Giuriolo.

La sua relazione con la città di Bologna sembra essere molto stretta: il 30 maggio 1997 inaugurava la sua prima grande mostra italiana, interamente pensata e realizzata per lo spazio espositivo di Villa delle Rose; dieci anni dopo, nel 2007, ritorna a Bologna per realizzare l’installazione permanente A proposito di Ustica, toccante e poetica; tra giugno e novembre 2017 presenta in vari luoghi della città felsinea il progetto Anime. Di luogo in luogo. Quali domande susciterà negli spettatori?
In definitiva, il soggetto delle mie mostre è sempre lo stesso: la mia arte, una sorta di paesaggio dipinto che, di volta in volta, racconto diversamente. Non penso che al visitatore si debba chiedere nulla, penso che al visitatore si debba portare qualcosa.

Christian Boltanski, Animitas (blanc), 2017, video con sonoro, 16/9, HD. © C. Boltanski

Christian Boltanski, Animitas (blanc), 2017, video con sonoro, 16/9, HD. © C. Boltanski

Les F. Habits de François C. del 1972 è stata la prima opera in cui ha utilizzato abiti; dal 1988 li ha utilizzati in molti lavori, tra cui ricordiamo le installazioni Canada, 1988; Réserve, 1990; Dispersion, 1995; The Work People of Halifax, 1995; Advento, 1996; Les Manteaux, 1996; Prendre la parole, 2005; Personnes, 2010. Gli abiti sembrano essere un mezzo importante che prende il posto dei ritratti fotografici: cosa rappresentano per lei?
Nel mio lavoro ho sempre considerato gli abiti, così come altri oggetti, un valore apparentemente effimero, come potrebbe essere considerato un nome o un corpo morto. L’abito è un oggetto che associo ad un soggetto astratto. Quell’abito è stato indossato da qualcuno che ora non c’è più, la sua presenza contribuisce a riattivare la memoria della persona che l’ha posseduto.

Arte come terapia di sopravvivenza. Quanto la sua storia personale ha influenzato la sua storia artistica?
Penso che alla base di ogni percorso artistico vi sia un trauma che l’artista cerca di superare durante la sua esistenza. Nel mio caso il trauma è stato ascoltare in tenera età le storie dei sopravvissuti alla Shoah, così come per Louise Bourgeois è stata la relazione con il padre. Per noi artisti il lavoro è una sorta di lentissima psicoanalisi non professionale.

Christian Boltanski, Le Manteau, 2000,  cappotto, lampadine, cm 200x200. © C. Boltanski

Christian Boltanski, Le Manteau, 2000,
cappotto, lampadine, cm 200×200. © C. Boltanski

Come lei una volta ha dichiarato, è una persona romantica. Qual è il posto che dà all’Arte?
Ho ribadito spesso che mi considero una persona sentimentalmente minimalista.
La mia arte è indubbiamente vicina al minimalismo ma, allo stesso tempo, è ricca di sentimenti. Ad esempio le scatole di latta che ricorrono nei miei lavori, quelle dei biscotti, oggetti più che mai minimali, possono ricordare le urne funerarie ma anche piccole “casseforti” in cui i bambini nascondono le caramelle.

Negli ultimi anni il corpo e la performance sono ritornati di grande interesse – paradigmatico è il tema dell’attuale Biennale Arte di Venezia Viva Arte Viva – quali sono i suoi pensieri a riguardo?
Per me l’arte, in origine, è la pittura. Quando questa incontra altre arti si trasforma: ad esempio la pittura e il teatro insieme generano la performance, la pittura e il cinema generano il video, che considero sia un’arte del tempo sia un’arte dello spazio, in quanto ha un inizio e una fine ma ha anche una dimensione ambientale.

Christian Boltanski, Containers, 2010, carrelli, abiti, neon, dimensioni ambientali. Courtesy: Galleria d’Arte Moderna, Torino

Christian Boltanski, Containers, 2010,
carrelli, abiti, neon, dimensioni ambientali.
Courtesy: Galleria d’Arte Moderna, Torino

*Tratta da Espoarte #98

Eventi in corso:

Anime. Di luogo in luogo
Progetto speciale del Comune di Bologna dedicato a Christian Boltanski

A cura di Danilo Eccher
Bologna, sedi varie
26 giugno – 12 novembre 2017
www.mambo-bologna.org

BIENALSUR – Bienal Internacional de Arte Contemporáneo de América del Sur
Buenos Aires

settembre – dicembre 2017
http://bienalsur.org/

Solo exhibition
Oude Kerk
oudekerksplein 23, Amsterdam
novembre 2017
https://oudekerk.nl

Info: www.christian-boltanski.com

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