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Nei mesi scorsi abbiamo incontrato in diverse occasioni le opere di Chiara Tagliazucchi. Alla luce dei lavori che stanno per essere presentati nella personale Wild Views, a cura di Luigi Meneghelli, da Arte Boccanera di Trento, sembra di poter individuare il procedere scandito di un nuovo ciclo sulle catastrofi naturali che oltre al continuo approfondimento della ricerca artistica si presenta come progressiva riflessione sulla tematica del rapporto tra uomo e natura.

Silvia Conta: Cosa è cambiato in questi lavori rispetto a quelli di diversi mesi fa?

Chiara Tagliazucchi: È come se fosse il seguito della storia: nel ciclo precedente ho lavorato sul momento immediatamente successivo alla catastrofe. Si vedevano le “cose dell’uomo” distrutte dalla forza della natura, si coglieva l’aspetto della fuga, del riparo approntato all’ultimo, di un prevalere della natura sull’uomo che non si sapeva se definitivo o momentaneo. Ora, invece, si sentono incalzare le domande sul cosa fare dopo la tragedia, come uscire dalla distruzione, se ci siano speranze o meno. I segni umani sono stati cancellati, prevalgono immagini della natura: sentieri che ormai non portano più in nessun luogo e si perdono nel bosco, pezzi di ghiaccio che assomigliano ad iceberg, un’anomala architettura che sembra quasi fantascientifica. Le atmosfere umide e la luce fortissima, che a tratti non consente la messa a fuoco, trasmettono l’idea di un pianeta divenuto quasi inospitale per l’uomo.

Quali sono le più evidenti differenze nell’economia delle opere e nelle loro caratteristiche?

Gli uragani hanno dimensioni maggiori, si rovescia la proporzione tra cielo e terra presente nei lavori precedenti. Il suolo è cambiato: sembra quasi un gel, una materia viva sotto la superficie e che si muove verso una rigenerazione. Tutto si fa meno definito e più nebuloso, tende a confondersi. La pittura è più atmosferica o “acquosa” a seconda della zona descritta. Anche la luce si presenta in modo diverso: prima era quasi divina, veniva dall’alto e illuminava natura e oggetti rendendoli nitidi e generando un’atmosfera irreale, ora invece entra negli oggetti e li dissolve, molte immagini appaiono quasi sfuocate a fronte di una luminosità molto intensa.

Nel ciclo precedente erano presenti segni e oggetti dell’uomo, come case, canoe, roulottes, ma la figura umana non compariva mai, ora invece incontriamo due soggetti molto particolari, ce ne vuoi parlare?

Sono due figure prive di nome, si chiamano semplicemente “father” e “son”, è un richiamo al libro di Cormac McCarthy La strada. I personaggi sono disegnati a matita, stanno su due fogli distinti, indossano giacche da pioggia e zaini, sono immersi in un bianco privo di riferimenti. Non si vedono in volto, solo quello del bambino si intravede, è come se lui fosse più saggio dell’adulto, come se fosse il padre a dover imparare da lui.

La mostra in breve:
Chiara Tagliazucchi. Wild Views
a cura di L. Meneghelli
Via Milano 128/130, Trento
Info: +39 340 5747013
www.arteboccanera.com
19 marzo – 29 maggio 2010
Inaugurazione venerdì 19 marzo 2010 dalle ore 19.00

In alto da sinistra:
Nothing lasts 4, 2010, olio su tela, cm 100×150
Son, 2010, grafite su carta, cm 30×40
Courtesy Arte Boccanera Contemporanea, Trento

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