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BERGAMO | Museo Adriano Bernareggi | Fino al 29 gennaio 2017

di MATTEO GALBIATI

Bergamo, nello scrigno prezioso costituito dalla sede del Museo Adriano Bernareggi, celebra, con un’intensa e raccolta mostra, la storia umana e culturale di Trento Longaretti (1916), grande artista cui la città lombarda ha un debito culturale fortissimo.

Trento Longaretti, Autoritratto, 1983, olio su tela, 60x50 cm, Bergamo, Associazione Longaretti Crediti fotografici: Marco Mazzoleni, Fondazioni Adriano Bernareggi, Associazione Longaretti

Trento Longaretti, Autoritratto, 1983, olio su tela, 60×50 cm, Bergamo, Associazione Longaretti Crediti fotografici: Marco Mazzoleni, Fondazioni Adriano Bernareggi, Associazione Longaretti

Superata la soglia del secolo di vita, infatti, il pittore, originario di Treviglio, ha da lungo tempo fissato proprio a Bergamo la sua residenza e qui non solo ha sempre dipinto, portando poi nel resto del paese e all’estero la sua poesia pittorica, ma ha anche avuto un ruolo fondamentale nella formazione di giovani artisti avendo assunto dal 1953 – e interrottamente per i successivi venticinque anni – la direzione della prestigiosa Accademia Carrara. Un pittore, un maestro, un insegnante, ma prima di tutto un poeta carico di umanità e sentimento. Questa esposizione restituisce al pubblico una meticolosa rassegna di opere che, percorrendone tutte le tappe e le tipologie di soggetti, permette una lettura precipua della narrazione pittorica longarettiana, di cui resta anche un prezioso e importante omaggio tributatogli dalla città e dalle sue istituzioni.
Totalmente votato alla figurazione, un vero e proprio matrimonio artistico il suo con questo genere, Longaretti svolge la sua indagine attraverso l’espressione di un colore che definisce i contorni delle vicende umane, dove spesso l’autobiografia s’intreccia con valori, accadimenti e sentimenti universali. Tele selezionate con attenzione riassumono qui il teatro esistenziale dell’immaginario di questo intenso artista, la cui sensibilità resta impressa e viva nei teatranti, nei viandanti, nei fuggiaschi, nei paesaggi, nelle nature morte e nelle madri che costellano i suoi dipinti.

Trento Longaretti, Fuggiaschi in nero con carrettino, 2001-02, olio su tela, 120x180 cm, Collezione privata Crediti fotografici: Marco Mazzoleni, Fondazioni Adriano Bernareggi, Associazione Longaretti

Trento Longaretti, Fuggiaschi in nero con carrettino, 2001-02, olio su tela, 120×180 cm, Collezione privata Crediti fotografici: Marco Mazzoleni, Fondazioni Adriano Bernareggi, Associazione Longaretti

La felice risoluzione dei suoi impasti cromatici lascia diventare vera e propria eco roboante il carico interiore che scolpisce la corporeità di figure il cui peculiare espressionismo non cede alla violenza o al grido, ma al lancinante, autentico e umanissimo spettro sensibile, variegato, dell’individualità di ciascuno. I dipinti di Longaretti hanno, infatti, la forza di suggellare un patto tra lo sguardo di chi osserva e il valore di una figurazione che non si annulla nella retorica, ma che, al contrario, ridetermina il senso profondo di quanto viene decifrato: tra l’onirico, il sogno, il racconto e l’esperienza vissuta, le vicende di cose e personaggi raccolte e raccontate portano lo status dell’immagine stessa – quella scritta e definita dall’artista – ad evolvere da rappresentazione a vera e propria apparizione e manifestazione della vita, in ogni sua straordinaria sfumatura.
Si ribadisce che Longaretti resta vicino alla pratica di un poeta che alla lirica dei versi, nei decenni, sempre con coerenza, ha saputo tradurre un pari valore al resoconto di figure dipinte che rimandano all’eterno vagare dell’uomo, al suo permanente viaggio nei confini della propria singolare esistenza. I suoi personaggi e i suoi ambienti vagano e spaziano da una dinamica e spensierata vivacità a una mesta latenza di un cupo grigiore; sentimenti contrastanti, diversi, variegati che le cromie evidenziano e potenziano, accendendo quell’afflato peculiare che ha reso la pittura del maestro bergamasco così unica e capace di re-interpretare continuamente i propri temi e soggetti.

Trento Longaretti, Natura morta ebraica con lisca di pesce, 2001, olio su tela, 50x40 cm, Bergamo, Associazione Longaretti Crediti fotografici: Marco Mazzoleni, Fondazioni Adriano Bernareggi, Associazione Longaretti

Trento Longaretti, Natura morta ebraica con lisca di pesce, 2001, olio su tela, 50×40 cm, Bergamo, Associazione Longaretti Crediti fotografici: Marco Mazzoleni, Fondazioni Adriano Bernareggi, Associazione Longaretti

La mostra documenta con attenzione questa coerenza narrativa figurale che nel tempo ha dimostrato sempre la fecondità degli assunti dello sguardo schivo, timido e malinconico di Longaretti che sa sempre, sommessamente, far dirompere l’energia dell’anima. Lo sguardo si carica di umana comprensione davanti alle sue opere e quel tono superficialmente inteso come favolistico, con una meditazione più responsabilizzata, riusciamo a farlo diventare storia dell’esistenza e del tempo dell’uomo.
I temi e i tempi della sua opera vanno scoperti con lentezza dal visitatore, che qui, in questa mostra, con un numero misurato di lavori, riesce ad attraversare l’incanto di un’esperienza umana lunga un secolo.
Grazie allora ad un artista, un poeta, un uomo, che a cent’anni non smette di continuare a dipingere il sentimento del mondo.

Longaretti. Lungo un secolo
a cura di Simone Facchinetti e Carlo Pirovano
con il patrocinio di Comune di Bergamo, Città di Treviglio, Regione Lombardia, Diocesi di Bergamo
con il sostegno di Fondazione della Comunità Bergamasca Onlus
in collaborazione con Associazione Longaretti, Fondazione Credito Bergamasco, Fondazione Adriano Bernareggi 

27 settembre 2016 – 29 gennaio 2017

Museo Adriano Bernareggi
via Pignolo 76, Bergamo

Orario: da  martedì a domenica  15.00-18.30 (chiusura biglietteria ore 18.00); lunedì chiuso
Ingresso intero €5.00; ridotto €3.00 

Info: +39 035 248772
info@fondazionebernareggi.it
www.fondazionebernareggi.it

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