COPENHAGEN | CC-Copenhagen Contemporary

Intervista a Jens Erik Sørensen di Roberta Perego

Nasce a Copenhagen un nuovo centro per l’arte contemporanea. CC-Copenhagen Contemporary ha tutte le carte in regola per diventare un nuovo punto di riferimento sulla scena artistica internazionale. Nato su iniziativa privata, ispirandosi a istituzioni già consolidate come Palais De Tokyo di Parigi e Tate Modern di Londra, CC-Copenhagen Contemporary ospita mostre temporanee, secondo un progetto permanente in uno spazio in realtà provvisorio. In che modo? Jens Erik Sørensen, project director di CC ed ex curatore di ARoS, ce lo racconta…

Jens Erik Sørensen, project director di CC-Copenhagen Contemporary

Jens Erik Sørensen, project director di CC-Copenhagen Contemporary

Iniziamo da te: la tua formazione e la tua precedente esperienza come curatore presso ARoS – Aarhus Art Museum. Ti andrebbe di raccontarci come hai cominciato?
Nel 1979, ottenuta la laurea specialistica in Storia dell’Arte presso l’Università di Aarhus, Danimarca, iniziai a collaborare con l’Aarhus Art Museum nel ruolo di curatore. Quando iniziai a lavorare presso l’Aarhus Art Museum gli ingressi ammontavano a 40.000 visitatori circa, se l’anno era stato favorevole. Quando lasciai l’ormai nuovo museo d’arte ARos (provi a digitare su Google “Olafur Eliasson Rainbow Panorama”) contavamo più di 550.000 visitatori l’anno. A quel tempo i musei d’arte danesi erano come addormentati, non accadeva granché; difficilmente si visitavano mostre particolari e le persone erano abituate a frequentare i musei soltanto nei giorni di pioggia. Ero parte attiva di un nuovo team di studenti determinati nel rinvigorire, con nuove attività e una nuova vita, questi musei impolverati. Iniziammo cercando di aprire i musei a un pubblico più vasto, generico, anche famiglie e bambini, proponendo mostre inedite e una serie di attività nuove, dialogando spesso con artisti giovani ed emergenti. Quando le economie lo permettevano spingevamo verso collaborazioni maggiori, anche con altre realtà europee. Il risultato fu l’inizio di un grande successo per i musei d’arte in Danimarca, un successo che tuttora prosegue.

CC-Copenhagen Contemporary

CC-Copenhagen Contemporary

Come avvenne il passaggio da ARos a CC-Copenhagen Contemporary?
Dopo aver dato forma al nuovo museo ARos, popolandolo con l’incredibile installazione permanente “Your Rainbow Panorama”, lasciai l’incarico pensando mi aspettasse la pensione. Ma accadde che mi richiamarono e per un nuovo ruolo, questa volta a Copenaghen. Qui ha preso forma una nuova istituzione: CC-Copenhagen Contemporary. Lo spazio è un ex magazzino per la carta su Papirøen, “l’isola della carta”, direttamente nel cuore della capitale danese, con una superficie di circa 3.400 m². Abbiamo inaugurato lo scorso 25 agosto 2016 presentando lavori di Ragnar Kjartansson (Islanda), Yoko Ono (Giappone), Bruce Nauman (USA), Carsten Nicolai (Germania), Petterson and Hein (Norvegia e Danimarca). Esattamente come ogni altra metropoli, Copenhagen ha bisogno di un centro per l’arte contemporanea che ospiti lavori di respiro internazionale. Attualmente sono project director di CC, alla ricerca di fondi per sostenere il progetto negli anni e di un nuovo luogo in cui rendere tutto questo permanente, perché dal 2018 quella che è attualmente la nostra sede espositiva sarà convertita in appartamenti e complessi residenziali. Mi rincresce.

Ragnar Kjartansson: Scenes From Western Culture, 2015. Installation shot, Copenhagen Contemporary 2016. Photo: Anders Sune Berg

Ragnar Kjartansson: Scenes From Western Culture, 2015. Installation shot, Copenhagen Contemporary 2016. Photo: Anders Sune Berg

CC-Copenhagen Contemporary è una realtà estremamente giovane. Come ha preso forma e come descriveresti la mission di questa nuova istituzione?
Il nostro obiettivo è quello di presentare grandi installazioni, impegnative anche da un punto di vista tecnico, facendole confluire a Copenhagen da diverse parti del globo. Vorremmo che il pubblico, le persone, capissero attraverso i loro stessi sensi cosa l’arte contemporanea può fare e attivare. Non si tratta mai di arte da osservare solamente, ma di un’arte da esperire camminandoci attraverso, da poter sentire attraverso il corpo.

Nel comunicato stampa di presentazione vi paragonate (“ispirate”) ad altre istituzioni come Palais de Tokyo di Parigi, Tate Modern di Londra, Baltic Centre for Contemporary Art di Newcastle, Pirelli HangarBicocca di Milano e MoMA PS1 di New York. Cos’hanno in comune tutte queste istituzioni?
Come queste istituzioni, desideriamo una nuova generazione di musei e spazi espositivi – una porta per il futuro – con nuovi approcci, nuove idee, nuova arte, nuovi orari di apertura; un’istituzione rinnovata e democratica, un luogo d’incontro accogliente per diverse generazioni e per i giovani soprattutto.

Ragnar Kjartansson, Scenes From Western Culture, Burning House, 2015. Single channel video, duration: 01:32:00. Courtesy of the artist, Luhring Augustine, New York & i8 Gallery, Reykjavik

Ragnar Kjartansson, Scenes From Western Culture, Burning House, 2015. Single channel video, duration: 01:32:00. Courtesy of the artist, Luhring Augustine, New York & i8 Gallery, Reykjavik

Ragnar Kjartansson, Bruce Nauman e Carsten Nicolai, così come un progetto site-specific di Yoko Ono e Pettersen & Hein: un esordio importante. Perché aprire con questi artisti? C’è un progetto curatoriale che unisce le tre mostre personali?
L’idea di presentare esattamente questi tre artisti, in apertura, rispecchia il mio desiderio di proporre al contempo: una produzione più naturalistica e figurativa (Kjartansson), capace di un alto grado di empatia e di identificazione con il pubblico; un lavoro più astratto e concettuale (Nauman); una presenza digitale (Nicolai). Inoltre ho pensato fosse necessario per le nostre prime temporanee mostrare artisti e lavori più “classici” tanto quanto performativi. Sono molto grato a questi artisti, ai collezionisti e ai musei di tutto il mondo per avermi dato credito. Specialmente il Guggenheim di New York, molto aperto e disponibile con un’istituzione nuova come la nostra.

Parlando invece dei progetti futuri?
Non tutte le nostre mostre future sono già state programmate. In pratica solo quattro temporanee sono già definitive, al momento stiamo lavorando per ultimare il programma.

Carsten Nicolai, unidisplay 2012, Copenhagen Contemporary, 2016. Photo: Anders Sune Berg

Carsten Nicolai, unidisplay 2012, Copenhagen Contemporary, 2016. Photo: Anders Sune Berg

CC-Copenhagen Contemporary è un luogo estremamente accogliente: il visitatore può attraversare e comprendere le mostre in autonomia grazie a diversi supporti cartacei, oppure rivolgendosi a un buon team di mediatori culturali. Avete un programma educativo o delle attività per il pubblico?
La prima cosa decisa sin dall’inizio fu quella di non stampare cataloghi ma solo ed esclusivamente piccole guide informative che potessero introdurre le mostre al pubblico. Ma abbiamo ricevuto diverse richieste per pubblicazioni ad hoc e, grazie a un contributo economico, ci stiamo attivando per realizzare dei cataloghi in tempi rapidi. Al momento non abbiamo un programma, ad esempio di conferenze…ma saremmo felici di aprire le nostre porte e accogliere delle proposte.

Ragnar Kjartansson, Scenes From Western Culture, The Boat (Stephan Stephensen, Kristín Anna Valtýsdóttir and Gyða Valtýsdóttir), 2015. Single channel video, duration: 02:36:00. Courtesy of the artist, Luhring Augustine, New York & i8 Gallery, Reykjavik

Ragnar Kjartansson, Scenes From Western Culture, The Boat (Stephan Stephensen, Kristín Anna Valtýsdóttir and Gyða Valtýsdóttir), 2015. Single channel video, duration: 02:36:00. Courtesy of the artist, Luhring Augustine, New York & i8 Gallery, Reykjavik

Quale potrebbe essere il ruolo di CC-Copenhagen Contemporary nel panorama artistico danese?
Desideriamo mostrare nuova arte al pubblico regalando nuove esperienze. Energia e cambiamento sono le nostre parole chiave. Speriamo di dare una “svegliata” alle istituzioni più arrugginite, ispirandole. Il mio staff è composto da professionisti molto giovani che si prendono cura del pubblico, in questo modo i visitatori si sentono a loro agio.

Esiste un punto di forza nel sistema dell’arte danese e quale potrebbe essere, invece, il punto più debole?
La forza del sistema museale danese risiede nel supporto annuale che riceve sia dai comuni sia dallo stato: un’ottima distribuzione dei finanziamenti. Con questo non significa che si possa fare “uso gratuito” di questo denaro. Invece molte iniziative nuove, soprattutto guidate dai più giovani, non hanno un adeguato sostegno per poter maturare e fiorire in un progetto concreto e innovativo. Questo è il punto più debole del sistema.

Se potessi scegliere due parole per descrivere il tuo “museo ideale”, quali parole sceglieresti?
Il mio museo ideale dovrebbe saper cambiare l’attitudine del visitatore nel guardare il mondo e se stesso. Sarai semplicemente una persona diversa dopo aver visitato questo museo. Un paio di parole chiave potrebbero essere: seduzione e trasformazione.

CC-Copenhagen Contemporary
Trangravsvej 10-12, Copenhagen K

Info: +45 29 89 72 88
contact@cphco.org
www.cphco.org

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