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VENEZIA | Museo di Palazzo Grimani | 13 maggio – 26 novembre 2017

di IGOR ZANTI

Nella bella e suggestiva cornice di Palazzo Grimani, perla tardo rinascimentale nascosta in una calle vicino a campo di Santa Maria Formosa, Beverly Barkat, artista israeliana di origini sudafricane, ha inaugurato, in concomitanza con i giorni di apertura della 57.  Biennale d’arte di Venezia, la mostra Evocative Surfaces.
Il progetto espositivo prende il via, per ammissione della stessa artista, da una riflessione sugli spazi che vanno ad ospitare la mostra. Si intuisce, infatti, una precisa e puntuale riflessione sul rapporto tra l’architettura e le opere dell’artista che sembrano dialogare in modo stretto e costante con il luogo.

Beverly Barkat, Turbina 4858, 2017. Foto: Vartivar Jaklian

Beverly Barkat, Turbina 4858, 2017. Foto: Vartivar Jaklian

Si può parlare, specialmente nelle sale principali, di continuo rimando, di un dialogo, dove la dimensione architettonica e il rapporto con la luce influisce in maniera decisiva  sulla fruizione stessa delle opere.

Beverly Barkat, Evocative Surfaces, 2016-2017. Foto: Vartivar Jaklian

Beverly Barkat, Evocative Surfaces, 2016-2017. Foto: Vartivar Jaklian

La grande installazione in pvc semitrasparente che accoglie il visitatore tradisce, inoltre, una sensibilità ed una esperienza nella pratica della lavorazione del vetro, pratica squisitamente e caratteristicamente veneziana,  che sembra riassumersi metaforicamente nella serie di “stendardi” plastici, dove l’artista interviene in maniera decisa attraverso grandi ed indefinite campiture di un colore pastoso con accenti marcatamente barocchi.

L’installazione segna un percorso a tratti labirintico ed immersivo che si modula e si declina con il mutare costante della luce. Una macchina fantastica e che introduce, con drammatica espressività, alle altre sale, dove viene esposta una serie di lavori che evidenzia quel confine sottile, a tratti impercettibile, tra una pittura con reminiscenze ancora vagamente figurative e un agire che risente di accenti marcatamente astratti ed informali. Ma proprio le grandi tele in bianco e nero, dove si percepisce ancora l’elemento del nudo umano e dove sembrano ancora accennate delle architetture, per quanto scheletriche ed in dissoluzione, sembrano rimandare nuovamente ad esperienze artistiche ancora squisitamente veneziane, quali quelle di Piranesi, che ebbe i natali proprio a pochi chilometri da Venezia.

Beverly Barkat, Dalla Serie dei modelli (Senza titolo #43, #13, #72, #41), 2010. Foto: Vartivar Jaklian

Beverly Barkat, Dalla Serie dei modelli (Senza titolo #43, #13, #72, #41), 2010. Foto: Vartivar Jaklian

La Barkat sembra muoversi agilmente tra un vivace e pastoso cromatismo che invade  le sale e il già citato bianco e nero, che pare una pausa, un silenzio di sapore musicale, imprescindibile nel ritmare il percorso espositivo. Sorprende come l’artista israeliana sia riuscita ad interpretare in modo completo ed assolutamente suggestivo lo spazio, conferendogli una nuova forma ed una nuova identità, e  come la mostra riempia le sale in modo ritmico, conducendo lo spettatore in un percorso che pare alternarsi tra epoche diverse ma che dimostra una omogenea maturità di intenti.
Un’esposizione assolutamente godibile, ed una eccezione nel panorama biennalesco che, negli ultimi anni, sembra dedicare sempre  meno attenzione al medium pittorico che, invece, come ci dimostra Beverly Barkat, è ancora molto vivo e foriero di novità e suggestioni.

Beverly Barkat. Evocative surfaces

13 maggio – 26 novembre 2017

Museo di Palazzo Grimani
Santa Maria Formosa Ramo Grimani, Castello 4858, Venezia

Info: info@evocativesurfaces.com
www.evocativesurfaces.com
www.beverlybarkat.com

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