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Cultura Reloaded: parola ai direttori*

Intervista a Fabio Cavallucci, direttore del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
di Francesca Di Giorgio

Anche se la programmazione mostre attende l’apertura ufficiale, prevista per il prossimo 16 ottobre, il Centro Pecci di Prato è tutt’altro che in stand by… Da pochi giorni è online il nuovo sito del Centro da intendersi come una vera e propria piattaforma di dibattito su svariate tematiche, quasi completate le opere di ampliamento – la “navicella spaziale” firmata dall’architetto Maurice Nio – e di restauro dell’edificio originario – dell’architetto razionalista Italo Gamberini – il 2015 ha visto numerose iniziative: incontri con personalità della cultura di rilievo internazionale come Zygmunt Bauman e Luis Sepúlveda, attività didattiche come il progetto #artevita, il primo corso per collezionisti, il corso per futuri galleristi, il primo Forum dell’arte contemporanea italiana: è in preparazione un nuovo appuntamento il 16 aprile al Museo di Villa Croce di Genova.

Anche il suo direttore artistico, Fabio Cavallucci, nominato nel marzo 2014, con incarico triennale, ne ha fatte di cose: dalla direzione della Galleria Civica di Trento (2001 – 2008), del Centro per l’Arte Contemporanea Castello Ujazdowski di Varsavia (dal 2010) e della XIV Biennale di Scultura di Carrara (2010), al coordinamento dell’edizione trentina di Manifesta 7 (2006 – 2008) con un importante precedente su territorio toscano, dal 1996 al 2000, alla cura di Tuscia Electa…

Ingresso dell'ala nuova del Centro Pecci progettata da Maurice Nio. Foto: Ivan D'alì

Ingresso dell’ala nuova del Centro Pecci progettata da Maurice Nio. Foto: Ivan D’Alì

Come pensa di “far fruttare” questo importante bagaglio nella direzione del nuovo Centro Pecci?
L’esperienza serve dal punto di vista organizzativo. Sul piano dei contenuti vorrei puntare a qualcosa d’innovativo. Non mi piace ripetere le iniziative che ho già sviluppato da altre parti, e in più sono convinto che ogni luogo abbia le sue aspettative e il suo carattere, e dunque necessiti di iniziative speciali fatte ad hoc. Prato è una città particolare con i suoi 45.000 cinesi che la rendono la seconda Chinatown d’Europa dopo Parigi, con i suoi capannoni in parte abbandonati, con il suo carattere di città imprenditoriale che ha visto i suoi allori negli anni ’80 e poi ha inesorabilmente assistito al calo della produzione dell’industria tessile. Una città caotica, ma che per questo è volta all’innovazione più di tutte le altre, una città contemporanea in un territorio e in una regione, la Toscana che ha, invece, le radici ben fondate nella storia e nella cultura tradizionale. Tutti questi aspetti fanno di Prato e del Centro Pecci un luogo in cui sarà senza dubbio interessante sfruttare la mia esperienza, ma sarà altrettanto importante sperimentare e innovare. In un momento in cui l’arte contemporanea sente un grande bisogno d’innovazione e di riavvicinamento alla gente.

I suoi progetti curatoriali hanno sempre avuto un respiro internazionale, pur mantenendo salde radici territoriali. Cosa tenere del lavoro svolto a Prato prima di lei?
Nel corso degli anni il Centro Pecci ha raccolto una vasta collezione che oggi è probabilmente la seconda per importanza di un’istituzione pubblica dopo quella del Castello di Rivoli. La collezione sarà esposta a “stralci”, per racconti tematici, in modo che possa essere di volta in volta uno strumento di grande attrazione. Il lavoro del Centro Pecci, con tutti i suoi precedenti direttori, è già stato fortemente locale e allo stesso tempo fortemente internazionale. Dunque, si tratta di continuare in questo solco. Solo adattandolo ai tempi e, se possibile, cercando di consolidare i risultati.

Zygmunt Bauman intervistato da Wlodek Goldkorn per il ciclo di incontri Changes, 2015. Foto: Ivan D'Alì

Zygmunt Bauman intervistato da Wlodek Goldkorn per il ciclo di incontri Changes, 2015. Foto: Ivan D’Alì

Può dirci gli obiettivi a breve e a lungo termine che si è prefissato per il Centro Pecci e, ad oggi, su quali budget e risorse umane sta contando in vista, e non solo, della riapertura il prossimo autunno?
Intanto ci siamo dati l’obiettivo di diventare un “Centro per le Arti Contemporanee”, il che significa che cercheremo di toccare non solo le arti visive, ma anche il teatro, la danza, il cinema, la musica, l’architettura… Oggi le arti si toccano a vicenda, tendono a mescolarsi, e dunque le istituzioni devono essere il più possibile aderenti a questo principio, divenire, in qualche modo, delle istituzioni “sinestetiche”. In secondo luogo intendiamo avvicinare il più possibile l’arte alla società, e dunque toccare temi e sentimenti che riguardano una larga fetta di persone. Per farlo serve un budget  significativo, anche perché il Centro raddoppiato ha bisogno ora di essere maggiormente alimentato. Sul piano delle risorse umane abbiamo fatto già una serie di bandi, dalla comunicazione alla ricerca, dal registrar al responsabile del fundraising. Abbiamo avviato anche la ricerca di alcuni curatori di musica, teatro/danza e cinema che collaborino nella realizzazione della mostra di apertura e ai suoi numerosi eventi collaterali. Insomma ci stiamo attrezzando per rispondere alla sfida non solo italiana, ma internazionale.

A cosa state lavorando in questi mesi per tenere viva l’attenzione ed iniziare a costruire le basi di qualcosa di nuovo?
Abbiamo cercato di essere il “museo chiuso più aperto del mondo”. E in qualche modo direi che ci siamo riusciti. Il pubblico ha risposto con grande entusiasmo ad ogni iniziativa che abbiamo realizzato. Talvolta con una dimensione d’interesse che davvero non ci aspettavamo, come in alcune delle iniziative citate, o nella serie di incontri intitolata “Uomini in guerra”, curata da Wlodek Goldkorn, in cui si dibatte con personalità significative nel panorama culturale internazionale che provengono da luoghi di conflitto o per i quali la guerra e i conflitti rappresentano un tema importante su cui discutere. Il Forum, poi, è stato una cosa a parte. Lì abbiamo acceso la miccia, e l’energia che ne è scaturita si è subito espansa a livello nazionale, tanto che non si è ancora spenta, ma sta continuando a crescere. In questo momento il Forum sta producendo un documento per una grande riforma che intendiamo presentare al Governo.

Forum dell'arte contemporanea italiana 2015, Teatro Metastasio, Prato. Foto: Claudia Gori

Forum dell’arte contemporanea italiana 2015, Teatro Metastasio, Prato. Foto: Claudia Gori

Ci vuole dire qualcosa di più sugli spazi che ci troveremo di fronte il prossimo autunno e quali possibilità apriranno dal punto di vista della programmazione culturale?
Qui bisogna ringraziare Maurice Nio, un relativamente giovane e bravissimo architetto, per metà olandese e per metà indonesiano, che ha avuto il compito, ovviamente molto prima del mio arrivo, di costruire una nuova ala del museo. Ha inventato un elemento semplice ma funzionale e fortissimo, un semianello dorato che da lontano sembra una specie di navicella spaziale. E gli ha anche dato un titolo Sensing the Waves, nell’idea che sia un luogo dove si possono captare le onde cosmiche, i segni dei grandi cambiamenti della contemporaneità. Con questo spirito, con un’idea di arte che sia capace di investigare i grandi fatti epocali che stiamo attraversando, ci apprestiamo ad aprire il nuovo Centro Pecci il prossimo ottobre.

*Intervista tratta da Espoarte #91

Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
direttore artistico Fabio Cavallucci

Viale della Repubblica 277, Prato
Opening 16 ottobre 2016

Preview stampa 14 – 15 ottobre 2016

Info: www.centropecci.it
www.forumartecontemporanea.it

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