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BOLOGNA | Spazio San Giorgio | il progetto Art@Work

Intervista a GIORGIA SARTI e MARTA MENEGON di Ilenia Moschini

Spazio San Giorgio nasce a Bologna nel febbraio 2011 con l’intento di porsi come alternativa al concetto di classica galleria; proprio per questo il suo giovane team ha sviluppato numerosi progetti di diffusione dell’arte contemporanea in ambiti trasversali: in particolare progetti dedicati ai bambini, workshop, eventi speciali e nuovi format di comunicazione che uniscono l’arte al mondo dell’impresa. Tra gli obiettivi principali di Spazio San Giorgio, infatti, portare al vasto pubblico l’arte nelle sue forme più attuali e innovative come Neopop, street Art, digital painting, illustrazione, fotografia digitale; il progetto Art@Work riesce in questo intento unendo l’arte alla comunicazione creando nuove soluzioni creative per veicolare i valori di aziende e imprese. Abbiamo incontrato Giorgia Sarti, direttrice di Spazio San Giorgio e tra le ideatrici dell’iniziativa e Marta Menegon, responsabile della comunicazione.

Puoi descriverci il progetto Art@Work? Come è nato, a quali esigenze cerca di rispondere e qual è il suo obiettivo?
Il progetto Art@Work nasce in maniera del tutto naturale in seguito alla richiesta di collaborazioni di carattere artistico in merito all’organizzazione di eventi e cene aziendali,  questo progetto, che mira ad ampliare il concetto tradizionale di galleria e quindi di mostra, esposizione e vendita delle opere, unisce l’arte e gli artisti alla comunicazione. A questo proposito, però, è bene sottolineare che non si tratta di licensing, formula con cui un artista presta il suo lavoro a un’azienda per la customizzazione di un prodotto o per la realizzazione di una campagna pubblicitaria; noi ci avviciniamo di più all’ambito della comunicazione offrendo e proponendo un tipo di comunicazione molto specifica e dotata di un valore aggiunto poiché ideata a partire dal lavoro di un artista che noi seguiamo in tutto il suo percorso (dalla mostra, alla presentazione in fiera, eccetera). L’obiettivo è quindi duplice; da un lato aumentare il valore dell’artista coinvolto in questo tipo di collaborazioni che diventa una sorta di testimonial artistico dell’azienda, dall’altro ampliare la rete di partnership attraverso uno scambio continuo che avvicini il mondo dell’arte e quello dell’imprenditoria per far sì che le due realtà possano supportarsi e arricchirsi a vicenda. A seguito delle prime iniziative nate, come dicevo, quasi per gioco, ci siamo rese conto che questo progetto suscita l’interesse delle aziende e del mondo del lavoro in generale proprio perché va oltre il concetto di sponsorship o licensing.

Art Of Sool per Vans_Milano2
Come entrate in contatto con le imprese? Quali sono le fasi con le quali organizzate l’aspetto operativo di un progetto e che conducono alla sua realizzazione pratica?
Solitamente le aziende ci contattano direttamente, spesso attraverso il loro ufficio marketing o tramite l’agenzia di comunicazione di cui si avvalgono. Le fasi organizzative e operative poi dipendono dalle esigenze del soggetto con cui si avvia la collaborazione; in linea generale però partiamo sempre da zero e ci confrontiamo continuamente con il nostro partner con il quale studiamo la scelta dell’artista, delle opere e soprattutto il tipo di comunicazione più efficace con cui far conoscere e promuovere il progetto, cercando di tenere sempre alta l’attenzione del pubblico.

Tra gli ultimi lavori realizzati grazie al progetto Art@Work troviamo il progetto Milk&Pop di Francesco Silvestri per Granarolo e la collaborazione con il gruppo Finmatica che possono essere considerate entrambe come campagne aziendali di comunicazione integrata. Alla luce dell’evoluzione e degli esiti di queste due iniziative, credi che l’arte possa avere un impatto sull’agire quotidiano all’interno dell’impresa in termini di rinnovamento e rivitalizzazione per quanto riguarda per esempio il design, il marketing, che vada oltre e arricchisca il ritorno d’immagine per l’azienda?
Certamente! L’arte non deve essere vista solo come possedimento di un’opera ma come un’opportunità che possa valorizzare, rinnovare e rivalutare un prodotto ed è proprio questo il concetto sul quale Art@Work insiste. Nel caso Milk&Pop la nostra partecipazione è avvenuta grazie a Francesco Silvestri che ci ha chiesto di lavorare su una campagna di marketing al fine di creare un’immagine rivitalizzata per una linea di prodotti Granarolo; abbiamo coinvolto Willow, artista molto pop che noi come galleria seguiamo da tempo e che ha già lavorato con diverse aziende. Si è trattato di un progetto ampio che, oltre alla personalizzazione della bottiglia del latte, prevedeva anche interventi negli eventi aziendali e workshop creativi destinati ai bambini e organizzati in occasione delle visite guidate in azienda rivolte alle scuole. L’azienda, a sua volta, ci ha sponsorizzato in occasione di Affordable Art Fair fornendoci, inoltre, una gamma di prodotti da offrire ai visitatori della fiera. Nel caso di Finmatica, invece, il lavoro si è svolto in maniera diversa ma perseguendo il medesimo obiettivo, cioè rinvigorire l’immagine dell’azienda. Per loro, infatti, il calendario aziendale non è da intendersi solo come semplice gadget ma ha una funzione strategica poiché attraverso questo strumento la società comunica la propria corporate identity ed è per questo motivo che viene distribuito in ampia misura non solo ai dipendenti ma anche ai fornitori e ai clienti dell’azienda. Ci hanno chiesto di collaborare sul tema del lavoro di gruppo, coinvolgendo dodici artisti diversi, uno per ogni mese dell’anno; abbiamo quindi individuato dodici caratteristiche che un gruppo deve avere per poter lavorare in armonia e a ciascuna è stato associato il lavoro di un artista. Il calendario è stato infine presentato durante la cena natalizia aziendale per la quale abbiamo curato l’allestimento della location con esposte le opere rappresentate appunto nel calendario.

Art Of Sool per Vans_Milano1

Scorrendo il portfolio di lavori portati a termine nell’ambito di Art@Work emerge come una delle tematiche su cui vi concentrate maggiormente sia il rapporto arte-cibo; mi riferisco, per esempio, alla Cena al Buio presso il Ristorante Meoli di Bologna con Raimondo Galeano, agli interventi di Alessandra Maio, Aleandro Roncarà e Luca De March all’interno di Well Done Burger sempre nel capoluogo emiliano e agli allestimenti realizzati per Terrazza Aperol a Milano. L’unione tra arte e cibo è un tema di grande attualità, non solo in vista dell’Expo 2015 il cui leitmotiv sarà appunto l’alimentazione, ma soprattutto come fattore che permetta al fare cultura di sganciarsi da un sistema spesso autoreferenziale al fine di diffondersi e incontrare un pubblico eterogeneo. Come evitare però il rischio che l’arte venga intesa solo in senso decorativo? Quali sono le strategie che le permettano di avere anche una funzione sociale ed educativa?
Esiste sicuramente il rischio che l’arte venga intesa solo in senso decorativo ma questo, a nostro parere, è anche e soprattutto un pregiudizio che deve essere superato; vedere l’arte come qualcosa per pochi eletti è una concezione limitativa dell’arte stessa. È necessario quindi osare e portare gli artisti anche in ambienti e contesti che in apparenza possono sembrare estranei al mondo dell’arte perché non è assolutamente detto che un non addetto ai lavori o una persona che solitamente non frequenta gli spazi e le iniziative dedicate all’arte non abbia sensibilità; del resto le reazioni, le emozioni e gli spunti di riflessione che un’opera potenzialmente può suscitare riguardano tutti coloro che la fruiscono, a prescindere dal suo costo o dalla possibilità di acquistarla o meno. L’obiettivo di operazioni come queste è proprio quello di stimolare, invogliare e incuriosire coloro che vedono il sistema dell’arte (in particolare quello dell’arte contemporanea) come un mondo chiuso, autoreferenziale e snob. Per far sì che il pubblico non solo si allarghi, ma acquisisca anche un buon grado di consapevolezza rispetto a ciò che gli viene proposto è fondamentale una strategia comunicativa che punti sia alla divulgazione e alla promozione delle iniziative, sia, soprattutto, all’approfondimento delle stesse, spiegando, per esempio, il tipo di ricerca che l’artista persegue, chi sono gli attori coinvolti nel progetto e quali sono le finalità del progetto medesimo.

Bubbles_Terrazza Aperol con Pao

A proposito di funzione educativa, puoi parlarci dei workshop che organizzate per gli adulti e per i bambini?
Il progetto Pop for Kids, cioè i laboratori destinati ai più piccoli e alle famiglie, nasce dalla consapevolezza che l’arte Neopop, quella su cui noi ci focalizziamo come galleria, piace e attira molto i bambini che, attraverso la partecipazione al workshop, hanno modo di entrare in contatto con gli artisti che noi proponiamo e le rispettive opere; ogni incontro, infatti, viene organizzato in parallelo alla mostra allestita in galleria, in maniera tale che i bimbi possano rivivere insieme con l’artista il momento della creazione delle opere. Teniamo però a sottolineare che questa iniziativa non vuole essere una specie di corso di disegno in cui ognuno è libero di fare quello che vuole; la famiglia sa che sta andando a vedere la mostra di quel determinato artista e che si ricreeranno le opere esposte, attraverso le tecniche e i materiali utilizzati dall’artista che lavora in prima persona con i bambini durante le due ore circa dell’incontro. I workshop per gli adulti invece, per il momento, riguardano i progetti di team building e di formazione all’interno delle aziende poiché la realizzazione di laboratori in galleria richiede una strutturalità maggiore su cui comunque stiamo già lavorando affinché, nel medio – lungo periodo, si possa arrivare alla predisposizione di workshop destinati a tutti, non solo ai più piccoli, anche all’interno del nostro spazio espositivo.

workshop_Pop for Kids

All’interno di Art@Work avete avviato anche una collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna che mira all’integrazione dell’arte in contesti diversi e variegati. Credete quindi che la cultura e la conoscenza possano essere una risorsa per lo sviluppo di una comunità e la riqualificazione urbana e sociale? Se sì, in che modo?
Sì, assolutamente. In questo caso, il prof. Salvo Palazzolo dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, titolare di un corso nel quale gli studenti si misurano con le pratiche installative, ci ha chiesto di collaborare a un’iniziativa che si è svolta l’anno scorso in occasione della manifestazione Energia nei colli. Si è trattato di un’esposizione di installazioni e lavori site-specific realizzati da cinque studenti scelti dal professore e creati appositamente per il parco Cavaioni, sede della manifestazione. Ogni artista ha avuto modo di lavorare praticamente e concretamente nel contesto, utilizzando materiali di riutilizzo come carta, legno e plastica; le opere sono state visibili per tutto il periodo estivo spingendo così gli osservatori e i visitatori del parco a interrogarsi su tematiche attuali e che ci riguardano direttamente come il rapporto con la natura, il riuso e l’ecosostenibilità.

La reciprocità tra arte, esigenze imprenditoriali e aziendali, comunicazione e tessuto urbano è un elemento che può favorire la crescita di tutti gli attori coinvolti in questo sistema, oltre a risolvere i problemi di sostenibilità per i progetti di carattere artistico e culturale. Secondo voi come si può creare sinergia e cooperazione tra queste realtà? E quale può essere il futuro di questa interazione visti anche fattori contingenti sia macro-economici, come la crisi globale, sia locali come l’assenza di politiche culturali adeguate, la perpetua mancanza di finanziamenti, eccetera?
Il mondo imprenditoriale, al momento, ci sembra l’unica via percorribile. Il privato o l’azienda investono sull’arte per promuovere e rivalutare i loro prodotti, oppure finanziando progetti di ampio respiro al fine di garantirsi sia un ritorno di immagine, sia l’ampliamento della rete di contatti e tutto ciò vale ovviamente anche per gli artisti e le gallerie che, mediante partnership e sponsorizzazioni, possono valorizzare ulteriormente i rispettivi percorsi. Quando parliamo di tessuto urbano, invece, entriamo in un’altra dimensione; sarebbe auspicabile infatti che le amministrazioni si interessassero in primis al mondo dell’arte, non solo mediante la concessione di spazi, permessi e patrocini ma anche con sovvenzioni e investimenti che permettano agli artisti e alle altre figure che operano nell’ambito culturale di crescere professionalmente e sostenere i progetti a lungo termine. È innegabile che, in un momento economico come quello che stiamo vivendo, reperire i finanziamenti necessari sia molto difficile ma, spesso, tutto ciò è imputabile a una ristrettezza di vedute del settore pubblico, secondo cui ciò che serve all’arte è solo e semplicemente la visibilità degli artisti e delle opere; ciononostante si ravvisano piccole aperture ed è su queste che occorre far leva per riuscire a creare sinergie efficaci anche con gli enti e le istituzioni.

Cena al buio con Raimondo Galeano_Ristorante Meoli Bologna

Quali sono i prossimi progetti che Art@Work ha in cantiere?
Si è appena concluso il progetto realizzato in collaborazione con Vans, nel quale i nostri artisti Art of Sool hanno realizzato performance di live painting durante tre eventi a Milano, Torino e Salerno. Poi, continuerà sicuramente la collaborazione con Well Done Burger con cui abbiamo fissato un calendario annuale di mostre; infine, la prossima edizione di BRERART (dal 22 al 25 ottobre prossimi) di cui noi cureremo tutta la parte dedicata alla street art. Il Comune di Milano ci ha concesso uno spazio in corso Garibaldi, quartiere strategico e in pieno centro, dove quattro artisti realizzeranno un murales che verrà poi lasciato in permanenza alla città; intorno a questo che è l’evento principale organizzeremo una serie di iniziative per le quali diverse aziende si sono già dimostrate interessate a partecipare. Inoltre, BRERART è una manifestazione molto affine al progetto Art@Work in quanto è sì una fiera ma, nello stesso tempo, si allarga rispetto alla concezione classica di una manifestazione di questo tipo perché è intesa come una mostra diffusa in gallerie, showroom, palazzi e fondazioni all’interno del distretto di Brera e ha proprio l’obiettivo di creare collegamenti, incastri e collaborazioni tra mondo dell’arte e realtà imprenditoriale.

Info: www.art-at-work.it

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