VOLTERRA (PI) | Pinatocoteca Civica | 3 aprile – 31 dicembre 2015

Intervista a LUCA MORARI di Matteo Galbiati

In occasione del palinsesto di mostre, Icone a Volterra Pier Paolo Pasolini e Terry O’Neill a confronto con Rosso Fiorentino, attualmente in corso in diverse sedi a Volterra (vedi specchio informativo in calce), abbiamo incontrato Luca Morari, general manager di Divita, distributore in Italia del marchio Ricola, azienda che ha sostenuto e promosso questa serie di iniziative culturali in omaggio al grande artista e regista nell’anno del quarantesimo anniversario della sua tragica scomparsa. Abbiamo raccolto la testimonianza del manager, che si è generosamente reso disponibile a questa intervista, rispetto agli impegni culturali che vedono protagonista la nota multinazionale svizzera:

Luca Morari, general manager di Divita

Come nasce il rapporto tra l’azienda Ricola e l’arte? Quando inizia?
Nasce da una passione della famiglia Richterich, fondatrice di Ricola, per l’arte moderna e contemporanea di artisti svizzeri che, fin dagli Anni ’50, ha sostenuto attraverso le attività della propria Fondazione la quale, per altro, non si impegna solo nell’ambito artistico, ma promuove anche diverse iniziative filantropiche e sociali.

Che interessi persegue e che finalità cercate?
L’azienda vende prodotti di qualità, con una peculiare attenzione proprio alla sostenibilità etica e sociale. Nutriamo il corpo e con le altre iniziative vogliamo nutrire anche la mente e l’animo. Siamo presenti in 50 paesi del mondo e siamo riconosciuti per un certo target di prodotto al quale vogliamo far corrispondere una risposta di proposte in linea con i nostri più fedeli consumatori. Ci rivolgiamo alla famiglia e quello che promuoviamo come iniziative “extra” si riferisce sempre a questo bacino di utenza. 

Heinz Brand, Letztes Bild [Last Picture], 1968-87, two-part installation, photograph shot through gilded lens, camera, tripod, photo, 105.5x162.5 cm Courtesy Sammlung Ricola Photo Eva-Christina Meier, 2009, Volksfreund

Non sostenete solo mostre e non vi occupate solamente di arte, quali altri ambiti date il vostro sostegno?
L’azienda lavora nel settore alimentare, vogliamo che quanto sosteniamo sia, come dicevo, un nutrimento volto ad un altro livello. Non disperdiamo fondi in iniziative casuali, ci focalizziamo su progetti specifici e fortemente connotati, vicini all’anima del nostro brand. Direi che ci occupiamo, soprattutto, di iniziative differenti dall’arte, penso alla musica che ci vede impegnati al Teatro Regio di Torino e Teatro dell’Opera di Roma. La nostra caramella fa bene alla gola, quindi, associarla a chi canta facilita la riconoscibilità e accresce la fiducia del nostro consumatore. Crediamo che un’azienda debba operare eticamente su tutti i livelli di intervento per rispettare e onorare la propria credibilità, se fa bene il nostro prodotto anche le iniziative che promuoviamo devono avere queste specifiche di valore. Per esempio anche l’iniziativa di Il Mio Amico Museo ha fatto convergere esperienze differenti in una serie di musei e raccolte milanesi che avevano come comune referente sempre le famiglie.

Come selezionate le iniziative da supportare? Avete una commissione, un calendario di programmazione?
Le valutazioni sono operate collegialmente con l’Ufficio Marketing, si operano briefing di iniziative internazionali e ci si confronta con le realtà esterne al fine di condividere al meglio dove e come intervenire. Importante per noi è dare continuità, non operiamo a spot: se crediamo in un teatro o in un museo lo seguiamo per un periodo più lungo del singolo evento. L’azienda opera con progetti pluriennali e con una pianificazione davvero lunga.

Pierre Haubensak, Hexagon, 1967, emulsion paint on cotton, 184x83 cm Courtesy Sammlung Ricola Photo Katalin Deér, 2011, Bürogebäude Volksfreund

Potete svelarci la quota di budget che destinate alle attività di promozione e sponsorizzazione culturale? Un merito da mettere in risalto quello di un’azienda privata che riesce a sostituirsi e/o integrarsi nel ruolo che dovrebbe avere il pubblico…
Investiamo moltissimo nella comunicazione e direi che un 10% del budget riservato a questo ambito viene poi rivolto alle altre iniziative.

Cosa significa per una grande azienda sostenere attivamente e costantemente progetti culturali? In termine di immagine non credo diano una visibilità immediata, anche se sul lungo tempo i frutti dovrebbero essere migliori…
Per la nostra azienda resta importante il mantenimento di un rapporto etico con la società, coerente con le nostre politiche a lungo termine. Siamo abituati a non raccogliere frutti sporadici e immediati, ma vogliamo costruire sul lungo periodo qualcosa di maggiormente duraturo, i cui segni permangano per molto tempo. L’impostazione delle iniziative culturali resta questa.

La famiglia Richterich, fondatrice di Ricola, ha anche un’importante collezione d’arte che fu avviata negli Anni ’60-’70. Quali sono i suoi contenuti? Che artisti la compongono e acquisite? Come si lega all’azienda?
Come accennavo la collezione, per una scelta quasi “campanilistica”, si rivolge essenzialmente ad artisti contemporanei svizzeri. Le scelte delle opere, inizia negli Anni Cinquanta, acquisite e distribuite poi nelle nostre sedi, sono attualmente seguite dal curatore Roman Kurzmeyer che indirizza, con un eccellente lavoro, le varie acquisizioni. Le opere sono collocate in tutti gli ambienti delle sedi aziendali internazionali: all’interno e all’esterno a rispecchiare sempre i valori dell’azienda. Anche le progettazioni architettoniche seguono queste scelte e il nostro alto standard di qualità: i progetti dei nostri spazi sono firmati da Herzog e De Meuron.

Herzog e de Meuron, Ricola Herb Center, Laufen (Svizzera)

Avete da poco sostenuto il progetto di Pier Paolo Pasolini e Terry O’Neill a Volterra cosa vi ha spinto in questo progetto?
Nasce da un rapporto consolidato e ormai di fiducia con Arthemisia: loro ci suggeriscono e ci propongono i loro progetti, sottoponendoci quelli che sanno essere in linea con l’azienda. Questo di Volterra l’abbiamo accolto per il significato intrinseco, per la location differente, per contenuti più contemporanei e trasversali della proposta, per il senso e il legame con la storia. Essere a Volterra, lontano dalle grandi città, non ci spaventa affatto, non sentiamo la necessità di fare vetrina… Ricola è presente in una galassia più di 50.000 punti vendita diffuse in ogni angolo d’Italia. Questo ci permette di sostenere iniziative per il loro contenuto e non per dove sono localizzate. Come dicevo, dove andiamo, sappiamo che, sicuramente, anche il prodotto c’è!

Marie José Burki, Five Birds, 2005, video installation, ed. 2/3 Courtesy Sammlung Ricola Photo Katalin Deér, 2011, Personalrestaurant

Come azienda in che modo valutate l’importante vetrina internazionale di Expo Milano 2015? Avete in programma impegni ufficiali?
Abbiamo declinato l’invito ad essere presenti nel Padiglione Svizzera con i quattro prodotti rappresentativi della Confederazione. Abbiamo fatto un ragionamento con la Camera di Commercio Svizzera e valutato l’alto impegno economico visto che siamo anche sponsor e partner quest’anno dell’Umbria Jazz. Una scelta attuata con serenità. Siamo comunque presenti, avendo sostenuto Orto in Condotta di SlowFood che è in Expo.
Per l’Italia è di sicuro un’occasione di valore, meglio averla avuta che no, anche se si poteva fare meglio. I valori che porta sono giusti e condivisibili, pensare in termini locali e non globali resta la strada del futuro. Noi lo facciamo da sempre, i nostri prodotti, per mantenere uno standard di qualità alta, attingono dai luoghi e innescano virtuosi meccanismi di micro e macro economia.

Quali saranno i prossimi vostri impegni? In quali progetti la vostra azienda tornerà a sostenere l’arte? Avete qualche anticipazione da farci?
Stiamo definendo i budget per il 2016. Posso dire che proseguiremo sempre nel solco di questa strada e confermo già il nostro impegno con il Teatro Regio di Torino. Contando sulla nuova legge che agevola gli investimenti delle aziende, garantisco anche che la percentuale messa in campo non sarà inferiore a quella dello scorso anno.

Evento in corso:

Icone a Volterra Pier Paolo Pasolini e Terry O’Neill a confronto con Rosso Fiorentino
promossa dal Comune di Volterra
prodotta ed organizzata da Arthemisia Group
realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra e di Generali Assicurazioni
partner Ricola, Trenitalia

Pier Paolo Pasolini: il cinema in forma di poesia
a cura di Sergio Anelli

e

Terry O’Neill. Pop Icons
a cura di Cristina Carillo de Albornoz

3 aprile – 31 dicembre 2015

Pinatocoteca Civica
Palazzo Minucci Solaini

Via dei Sarti 1, Volterra (PI)

nell’ambito di

Rosso Fiorentino. Rosso Vivo. La Deposizione, la Storia, il ‘900, il Contemporaneo
a cura di Vittorio Sgarbi e Alberto Bartalini

23 maggio 2014 – 31 dicembre 2015

Pinacoteca Civica
Via dei Sarti 1, Volterra (PI)

Ecomuseo dell’Alabastro
Piazza Minucci, Volterra (PI)

Palazzo dei Priori
Piazza dei Priori 1, Volterra (PI)

Museo Etrusco Guarnacci
Via Don Giovanni Minzoni 15, Volterra (PI)

Teatro Romano
Piazza del Bastione, Volterra (PI)

Battistero di San Giovanni
Piazza San Giovanni 2, Volterra (PI)

Orari: gli spazi espositivi sono aperti tutti i giorni; Pinacoteca Civica 9.00-19.00; Museo dell’Alabastro 9.30-19.00; Palazzo dei Priori 10.30-17.30; Museo Guarnacci 9.00-19.00; Teatro Romano 10.30-17.30; Battistero di San Giovanni 10.00-18.00
Ingresso intero €14.00; ridotto €12.00; gruppi €10.00; scuole €6.00; famiglia €20.00
L’ingresso ad entrambe le mostre è compreso nella “Volterra Card” che avrà la validità di 72 ore e consentirà l’ingresso anche alla Pinacoteca Civica, al Museo Etrusco Guarnacci, al Palazzo dei Priori, al Teatro Romano, al Battistero di San Giovanni e all’Ecomuseo dell’Alabastro 

Info: www.comune.volterra.pi.it
www.rossofiorentinovolterra.it
www.ricola.com
www.kunst.ricola.ch

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •