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Genova | Palazzo Ducale – Loggia degli Abati | 3 marzo – 1 luglio 2018

Dal 3 marzo al 1 luglio 2018, a Palazzo Ducale di Genova un’antologica ripercorre la vicenda umana e creativa di Antonio Ligabue, uno degli autori più geniali e originali del Novecento italiano.

La mostra, curata da Sandro Parmiggiani e Sergio Negri, prodotta e organizzata da ViDi con la Fondazione Antonio Ligabue di Gualtieri (RE) in collaborazione con Comune di Genova e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, propone 80 opere, tra dipinti, sculture, disegni e incisioni di Ligabue.

Antonio Ligabue, Autoritratto con berretto da motociclista, s.d. (1954-1955), olio su tavola di faesite, 80 x 70 cm, Gualtieri (Reggio Emilia), collezione privata

Antonio Ligabue, Autoritratto con berretto da motociclista, s.d. (1954-1955), olio su tavola di faesite, 80 x 70 cm, Gualtieri (Reggio Emilia), collezione privata

Il percorso espositivo si snoda tra due poli principali entro i quali si sviluppa l’universo creativo di Ligabue: gli animali, selvaggi e domestici, e gli autoritratti.

Tra gli animali abitatori delle foreste e delle savane si trovano alcuni dei maggiori capolavori dell’artista, come Tigre reale, realizzato nel 1941 quando Ligabue era ricoverato nell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia; tra quelli delle campagne, le due versioni di Cani da caccia con paesaggio; c’è poi l’impressionante galleria di autoritratti, come i dolenti Autoritratto con berretto da motociclista del 1954-55Autoritratto del 1957.

Non mancano altri straordinari dipinti, dai paesaggi bucolici, alla Carrozzella con cavalli e paesaggio svizzero ad alcune versioni delle Lotta di galli, ad Aquila con volpe della fine degli anni quaranta, alla Vedova nera con volatile e alla Testa di tigre della metà degli anni cinquanta, fino alla Crocifissione.

Antonio Ligabue, Aquila con volpe, s.d. (1949-1950), olio su tavola di faesite, 144 x 109 cm Gualtieri (Reggio Emilia), collezione privata

Antonio Ligabue, Aquila con volpe, s.d. (1949-1950), olio su tavola di faesite, 144 x 109 cm Gualtieri (Reggio Emilia), collezione privata

Ligabue rappresenta sia animali domestici, colti in un’atmosfera agreste, inseriti in paesaggi in cui giustappone le terre piatte della Bassa reggiana, dove visse dal 1919 alla morte nel 1965, e i castelli, le chiese, le guglie e le case con le bandiere al vento sui tetti ripidi della natia Svizzera, sia gli animali della foresta e del bosco – tigri, leoni, leopardi, gorilla, volpi, aquile – di cui conosceva molto bene l’anatomia, spesso colti nel momento in cui stanno per piombare sulla preda, con un’esasperazione di stampo espressionista, sia nella forma sia nel colore, e con un’attenzione quasi spasmodica per la reiterazione di elementi decorativi.

Gli autoritratti costituiscono un filone di altissima e amarissima poesia nell’arte di Ligabue. In essi, il pittore si colloca in primo piano, quasi a occupare tutto lo spazio della scena, sullo sfondo di un paesaggio che pare quasi sempre, salvo rare eccezioni, un dettaglio del tutto ininfluente. I suoi ritratti di sé compendiano una perenne e costante condizione umana di angoscia, di desolazione e di smarrimento, un lento cammino verso l’esito finale; il suo volto esprime dolore, fatica, sgomento, male di vivere; ogni relazione con il mondo pare essere stata per sempre recisa, quasi che l’artista potesse ormai solo raccontare, per un’ultima volta, la tragedia di un volto e di uno sguardo, che non si cura di vedere le cose intorno a sé, ma che chiede, almeno per una volta, di essere guardato.

Antonio Ligabue, Testa di tigre, s.d. (1955-1956), olio su tavola di faesite, 75 x 64 cm, Guastalla (Reggio Emilia), collezione privata

Antonio Ligabue, Testa di tigre, s.d. (1955-1956), olio su tavola di faesite, 75 x 64 cm, Guastalla (Reggio Emilia), collezione privata

“Questi autoritratti – afferma Sandro Parmiggiani, curatore della mostra – dicono tutta la sofferenza dell’artista; ne sentiamo quasi il muto grido nel silenzio della natura e nella sordità delle persone che lo circondano. Quando perduta è ogni speranza, ormai fattasi cenere, il volto non può che avere questo colore scuro, fangoso, questa sorta di pietrificazione dei tratti che il dolore ha recato con sé e vi ha impresso”.

Antonio Ligabue, Aratura con cavalli, s.d. (1948), olio su cartone telato, 25 x 45 cm, Reggio Emilia, collezione privata

Antonio Ligabue, Aratura con cavalli, s.d. (1948), olio su cartone telato, 25 x 45 cm, Reggio Emilia, collezione privata

L’esposizione costituisce un ulteriore capitolo, dopo le rassegne di Gualtieri (2015), di Palermo e di Roma (2016), di Pavia (2017), per riportare il lavoro di Ligabue a una corretta valutazione critica e storica: un’occasione per riaffermare, al di là delle fuorvianti definizioni di naïf o di artista segnato dalla follia, il fascino di questo “espressionista tragico” di valore europeo, che fonde esasperazione visionaria e gusto decorativo.

Per tutta la durata della rassegna, è in programma una serie di attività didattiche, incontri e visite guidate gratuite per bambini e adulti.

ANTONIO LIGABUE
A cura di Sandro Parmiggiani e Sergio Negri

3 marzo – 1 luglio 2018

Palazzo Ducale – Loggia degli Abati
Piazza Matteotti 9,  Genova

Orari: dal martedì alla domenica 10.00 – 19.00
(la biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura)

Biglietti (audioguida inclusa):
Intero: 11 €
Ridotto: 9 €
Scuole e bambini dai 6 ai 12 anni: 4 €

Catalogo: Skira

Info: 010 8171600
palazzoducale@palazzoducale.genova.it
biglietteria@palazzoducale.genova.it
www.palazzoducale.genova.it

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