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SALERNO | Galleria Tiziana Di Caro | 18 maggio – 6 luglio 2012

di BEATRICE SALVATORE

Una mostra, quella di Antonia Carrara (Roma, 1982), che racchiude in sé il mistero che abita in un nome. Thomas, è infatti il titolo dell’esposizione che, come un filo sottile e invisibile, sottende e lega tutti i lavori. La mostra si snoda come un percorso , come un piccolo viaggio di associazioni libere in equilibrio tra astrazione e concretezza, tra sensi ed evocazioni. Così, Thomas è nome reale ma anche puro pensiero, possibilità di esistenza ma anche immagine mentale evocata dalla letteratura , da un romanzo o dall’immaginario poetico.

Thomas, il nome, sembra apparire per un attimo e poi scomparire come un’ombra dietro la concretezza dei lavori che animano l’esposizione: opere legate alla sensorialità, diretta, oggettuale, ma che arrivano fino a noi come in una immagine riflessa, e quindi, solo evocata, non reale. Mediata. I lavori “risuonano” come echi che si propagano nello spazio vuoto, come quando si pronuncia forte un nome nell’aria e quella te lo restituisce straniato, distante. Hanno legami con la memoria, con la compiutezza di un gesto, tenuti insieme però da una opposizione, da un’impossibilità, dalle silenziose contraddizioni delle cose date. Ciò che a Carrara interessa è dunque lo scarto, quello scarto che avviene tra le cose e il loro nome, tra gli oggetti e la realtà da cui provengono, il loro viaggio da lontano, il loro specchiarsi all’infinito, attraverso la superficie del ri-cordo (del ri-costruire) che è poi la nostra realtà.

Così, una conchiglia, al centro della sala, l’unico elemento naturale e perciò più straniante, è attorniata da vivide lampade usate per la crescita in vitro della marijuana e allude alla possibilità del suono e della sua propagazione. Si aspetta l’evento sottotitolato, il linguaggio che accompagna l’immagine percepita: il diffondersi di un canto o di un suono contenuto. Colpisce invece il silenzio, assoluto, che avvolge l’attimo dell’esperienza. La conchiglia diviene qui segno di opposizione, contrasto muto tra un’idea e il suo accadimento. E ancora il percorso prosegue assorbendoci come in una dimensione altra, più piccola, pure questa evocativa e silenziosa: è l’immagine stereoscopica di un angolo improvviso della casa di Jean Cocteau a Parigi ― qui sembra palesarsi anche la dimensione del tempo, catturata in un attimo rappreso, in uno scatto (uno scarto che si fa presente)― un muro e il pavimento del salotto, su cui si proietta l’ombra di un cavalluccio a dondolo. Echi di memoria, ricostruzioni parziali. Sono piccole narrazioni, racconti di ciò che si può o si vuole ricordare, riscrivere. Come in Traduzioni, in cui i segni di un passaggio orale da una lingua all’altra, esercizio in progress compiuto dall’artista, sono conservati (ma anche nascosti) in una piccola teca aperta, come una trasparente buca delle lettere che custodisce soltanto il passaggio invisibile di un gesto, rievocando finalmente, il corpo come tramite fisico. Come possibilità. La mostra, il suo piccolo viaggio sensoriale, sembra aprirsi e chiudersi idealmente con il dittico Certainly not. Against. Sono immagini fotografiche, in bianco e nero, del compiersi di un gesto forte e concreto come l’impatto di un pugno sul palmo di una mano, che, poste volutamente distanti, qui appaiono come gesti sospesi, astratti come punti interrogativi di risposte in attesa.

Antonia Carrara. Thomas

Galleria Tiziana Di Caro
via delle Botteghelle 55, Salerno

18 maggio – 6 luglio 2012

Orari: maggio/settembre – lunedì/venerdì ore 15.00 – 20.00 o su appuntamento
Info: +39 089 9953141 – info@tizianadicaro.it

www.tizianadicaro.it

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