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CODROIPO (UD) | Villa Manin | 4 febbraio – 11 marzo 2018

Intervista a DANIELE CAPRA, ISABELLA E TIZIANA PERS di Lucia Longhi

La Barchessa di Levante di Villa Manin a Codroipo (UD) accoglie, dopo il restauro, i lavori degli artisti che negli ultimi sette anni hanno preso parte al progetto di residenze RAVE-East Village Artist Residency. Regina José Galindo, Igor Grubić, Ivan Moudov, Adrian Paci, Diego Perrone e Tomás Saraceno hanno interagito con la natura del luogo, lasciandosi coinvolgere dai suoi processi, imitandone i meccanismi istintuali e restituendo opere che documentano la possibilità di un riavvicinamento ai meccanismi primordiali e puri del regno animale, da cui l’uomo, ci ammoniscono, sembra essersi allontanato eccessivamente. La mostra è curata da Daniele Capra, Isabella e Tiziana Pers, che abbiamo intervistato per approfondire il progetto.

Qual è la genesi del progetto, che vede così tanti agenti coinvolti (enti, artisti, intellettuali)? Da quale presupposto/intento ha preso le mosse? Sembra esserci un filo conduttore, la volontà di avvicinarsi alla natura tanto da imitarne i processi e tornare a un contatto primordiale con essa.
Il cuore del progetto RAVE, che la mostra ospitata a Villa Manin ripercorre, nasce dall’idea di lavorare condividendo spazi e tempi con animali salvati dal mattatoio, nell’esperienza di un contesto libero per le modalità di approccio interdisciplinari, per l’orizzontalità delle interazioni tra i partecipanti, e per gli animali, tenuti in ampi spazi, per quanto recintati. Da questa prospettiva nasce la riflessione che per molte alterità, non solo di animali non umani, l’habitat è stato distrutto per sempre. Adrian Paci, che ha inaugurato il progetto nel 2011, ha da subito colto la molteplicità di aspetti che ci connettono in modo indissolubile con il resto dei viventi. Nel video Inside the Circle ha filmato Tiziana mentre interagisce nuda in un tondino con un cavallo, con un sistema educativo su base etologica. Il dialogo che scaturisce dall’incontro evidenzia le dinamiche di branco: dalla totale fiducia reciproca alla contraddizione di specifiche richieste in un recinto chiuso, sospendendo il quesito su ciò che sia connaturato ed ancestrale e ciò che divenga invece un moto umano.

Adrian Paci, Inside the circle, 2011, video6’33’’-RAVE-East-Village-Artist-Residency-2011-courtesy-of-kaufmann-repetto-Milano-New-York-and-Peter-Kilchmann-Gallery-Zurich

Adrian Paci, Inside the circle, 2011, video6’33’’-RAVE-East-Village-Artist-Residency-2011-courtesy-of-kaufmann-repetto-Milano-New-York-and-Peter-Kilchmann-Gallery-Zurich

Tutti gli artisti in mostra hanno, nella loro pratica artistica, una particolare attenzione verso i processi della natura e l’interazione dell’uomo con essa. Con quale preciso criterio sono stati selezionati gli artisti che hanno preso parte alla residenza e qual è stato il tema su cui sono stati invitati a focalizzare la ricerca?
Gli artisti invitati sono molto diversi tra loro per approcci, metodi e tecniche di lavoro, ma sono accomunati da un’apertura al pensiero diverso. Per quanto la residenza abbia come focus il rapporto con l’animalità, il tema non è delineato a monte, proprio perché le opere prendono vita man mano. Come nel lavoro di Diego Perrone, Piedi, dove una processualità creativa animale detta l’opera e la sua forma: dei bambini, giocando nel prato adiacente agli animali, si dipingono reciprocamente le piante dei piedi, andando ad interrogarsi sull’identità dell’artista. Crediamo che sia l’esperienza stessa della residenza a divenire il tema dei lavori, secondo le inclinazioni e gli interessi di ognuno.

Diego Perrone, Piedi, 2016, video-6’22”-RAVE-East-Village-Artist-Residency-2015-courtesy-of-Massimo-De-Carlo-Milano-Londra-Hong-Kong

Diego Perrone, Piedi, 2016, video-6’22”-RAVE-East-Village-Artist-Residency-2015-courtesy-of-Massimo-De-Carlo-Milano-Londra-Hong-Kong

La mostra, sul piano puramente estetico, appare quasi spartana, strutturata con un impianto comunicativo semplice, per quanto efficace.
La valenza sociale dei lavori appare sproporzionata rispetto all’impatto estetico dei mezzi espressivi usati. È questa una scelta voluta? Dove individuate, come curatori, il limite tra opera d’arte e manifesto sociale?
La valenza sociale dell’arte è sempre sproporzionata rispetto alla dimensione e al senso del mondo, ed è probabilmente per questo che l’arte assume talvolta il ruolo di Davide che si oppone alla forza di Golia. Proprio questa, forse, è una delle sue grandezze. Interrogare e fidare lo status quo anche coi pochi mezzi a disposizione. Per questo la capacità di raccontare la complessità in una forma sintetica è un elemento di forza e di ricchezza, e, pur avendo delle differenti forme espressive, gli artisti che abbiamo avuto in residenza hanno saputo formalizzare con forza un’idea. I manifesti generalmente racchiudono intenzioni, mentre queste opere sono già prove di dialogo tra mondi prima distanti.

Igor Grubić, Do-animals… poster series, 2017, billboard-RAVE-East-Village-Artist-Residency-2017-Quartiere-Intelligente-2017-courtesy-of-the-artist-and-Laveronica-Modica

Igor Grubić, Do-animals… poster series, 2017, billboard-RAVE-East-Village-Artist-Residency-2017-Quartiere-Intelligente-2017-courtesy-of-the-artist-and-Laveronica-Modica

Tutto sembra infatti ruotare intorno a un invito, che prende in certi lavori un tono ironico, in altri le caratteristiche del monito: non dare nulla per scontato di ciò che vediamo accadere intorno a noi e scoprirne i meccanismi nascosti, siano essi i torbidi processi del sistema alimentare, o quelli – spesso invisibili – dell’esclusione sociale…
Igor Grubić
concettualmente decostruisce le scatole nere dei mattatoi: la sua telecamera racconta in una narrazione lirica la trasformazione dell’ex macello di Gorizia in un’azienda di prodotti vegani, la Biolab, mentre una serie di manifesti aprono quesiti che l’artista rivolge all’intero meccanismo sociale più che al singolo individuo. Inoltre Grubić ha filmato il dialogo tra una psicoterapeuta e Ivan Tavazzi, ex lavoratore in una mattatoio, diventato attivista. La Galindo ne La oveja negra si fa invece monumento vivente alle pecore nere di ogni tempo: ai dissidenti, agli intellettuali, alle minoranze ed agli esclusi per eccellenza: gli animali.

Regina José Galindo, La oveja negra, 2014, video-6’21”, RAVE-East-Village-Artist-Residency-2014. Foto: Nico-Covre-courtesy-of-Prometeogallery-di-Ida-Pisani-Milano

Regina José Galindo, La oveja negra, 2014, video-6’21”, RAVE-East-Village-Artist-Residency-2014. Foto: Nico-Covre-courtesy-of-Prometeogallery-di-Ida-Pisani-Milano

Secondo gli artisti in mostra, qual è il potere e il ruolo dell’arte in questo processo di “smascheramento” dei meccanismi della realtà?
Non c’è una modalità ricorrente, poiché le poetiche espressive sono molto diverse. Se Paci, Perrone o Saraceno hanno interrogato l’alterità dell’animale, la Galindo e Grubić hanno scelto invece di testimoniare un elemento di esclusione. Ivan Moudov ha posto invece l’accento sul ruolo dell’arte come forma di monito, di scomodità e di smascheramento della realtà, prendendo in un certo senso per il naso lo spettatore: attraversando la sua installazione nella corte del Casa Cavazzini (Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Udine), sprofonda di pochi centimetri nella ghiaia, con l’effetto di trovarsi nelle scarpe dei fastidiosi sassolini. Mai dare per scontato quello che vediamo di fronte a noi…

Ivan Moudov, Stones, 2013, site-specific-installation-RAVE-East-Village-Artist-Residency-2012-courtesy-of-Prometeogallery-di-Ida-Pisani-Milano-Lucca

Ivan Moudov, Stones, 2013, site-specific-installation-RAVE-East-Village-Artist-Residency-2012-courtesy-of-Prometeogallery-di-Ida-Pisani-Milano-Lucca

I lavori in mostra vertono più sulla documentazione che sulla creazione: è una precisa volontà di mettere da parte l’autorialità e lasciare la voce agli altri “autori” del regno animale?
I lavori sono tutti il risultato di incontri, intraspecifici ed interspecifici. Ma parlando di autorialità del regno animale certamente il lavoro di Tomás Saraceno ne diviene l’icona: il ragno come figura creatrice mitologica, Aracne che tesse la sua tela, si fa emblema della figura stessa dell’artista, e di un’ibridazione necessaria sia a livello simbolico che come possibilità di immaginare nuovi modi di coesistenza con le altre specie. Le antiche ragnatele abbandonate, raccolte da Saraceno proprio a Villa Manin, ci raccontano di altri mondi talmente vicini da non essere visti.

Tomás Saraceno, Expanse NGC 1999 by a Tegenaria domestica, 2017, spidersilk, archival paper, fixative, ink, 70 x 100 cm, RAVE East Village Artist Residency at Villa Manin 2016, courtesy of the artist and Pinksummer Contemporary, Genova_previe

Tomás Saraceno, Expanse NGC 1999 by a Tegenaria domestica, 2017, spidersilk, archival paper, fixative, ink, 70 x 100 cm, RAVE East Village Artist Residency at Villa Manin 2016, courtesy of the artist and Pinksummer Contemporary, Genova_previe

Come proseguirà il programma di residenze? Esiste già un progetto, dei nomi da invitare?
Il progetto c’è, l’artista anche. Ma qui in Friuli siamo piuttosto scaramantici. Per ora non si dice nulla. E intanto ti ringraziamo per aver colto così a fondo la nostra progettualità.

ANIMA(L)RAVE
Regina José Galindo, Igor Grubić,
Ivan Moudov, Adrian Paci,
Diego Perrone, Tomás Saraceno

a cura di Daniele Capra, Isabella Pers, Tiziana Pers

4 febbraio – 11 marzo 2018

Villa Manin, Barchessa di Levante, Codroipo (UD)

Orari: venerdì 15.00 – 19.00
sabato e domenica 10.30 – 13.00 e 15.00 – 19.00
Villa Manin, Barchessa di Levante
piazza Manin 10, Codroipo (UD)

Info: +39 348 7450871
+39 324 8628511
info@raveresidency.com

www.raveresidency.com

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