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FIRENZE | Gucci Museo | 10 gennaio – 9 giugno 2013

di SIMONE REBORA

Dopo un wagneriano Bill Viola e un iconoclastico Paul Fryer, il terzo appuntamento al Contemporary Art Space del Museo Gucci porta a Firenze gli “autoritratti concettuali” di Cindy Sherman. In questo caso, non si tratta di lavori recenti, quanto piuttosto di un recupero dei primissimi (e ormai storici) scatti della fotografa, quando il nucleo portante dell’opera successiva era già in larga parte definito: dal tratto stilistico più distintivo, che vede l’artista nel ruolo di fotografa, modella e truccatrice, fino alla consueta ambiguità dei soggetti, sospesi tra finzione filmica e indagine (pseudo-)antropologica, senza mai dimenticare l’attivismo in chiave femminista.

Le due serie fotografiche Murder Mystery People e Bus Riders datano entrambe al 1976, quando una neolaureata Cindy Sherman fondava assieme ad altri giovani artisti lo spazio Hallwall, a Buffalo. E mentre le stampe originali sono andate perdute, ciò che ci viene oggi riproposto se ne distanzia anche sul piano concettuale. Perché i personaggi interpretati furono a quel tempo ritagliati in silhouette, a comporre le 82 scene di un immaginario film poliziesco, o per ritrarre i tipici viaggiatori del Metro Bus 535 di Buffalo. Recuperate nel 2000 in numero molto più ridotto, le piccole stampe esposte a Firenze ci offrono invece tutto l’insieme della messa in scena, con gli scarni fondali, il filo per l’autoscatto sotto il piede, e persino una non identificata gamba che compare dal bordo estremo, a rompere l’asfittica solitudine dell’artista. In una sala separata, la brevissima pellicola Doll Clothes completa il percorso, richiamandosi addirittura agli anni del college (1975): la facile leggibilità in chiave femminista di questa “Casa di bambola”, rivela tutto il sostrato d’impegno nel discorso dapprima sviluppato.

L’allestimento negli splendidi spazi del Gucci Museo si mantiene estremamente essenziale, preciso e rattenuto. L’unico rischio sembra risiedere nel grande divario tra la voluminosità delle sale e la piccola dimensione dei ritratti, esposti quasi come improbabili oggetti di culto. In definitiva, si va forse a cozzare con lo spirito che originalmente li animò: l’opera che si poneva come elemento di frattura dall’interno di un sistema di valori (e consumi) consolidato, si trova alla fine riassorbita in esso.
E in contrasto con l’estrema pulizia delle due sale, le imperfezioni tecniche della pellicola (un bianco e nero sporco, uno stop-motion spurio) rendono più immediata tutta la genuinità di queste originali sperimentazioni.

Cindy Sherman. Early Works

a cura di Francesca Amfitheatrof

10 gennaio – 9 giugno 2013

Gucci Museo

Piazza della Signoria, Firenze

Orari: tutti i giorni 
10.00-20.00

Info: +39 055 75923302
www.guccimuseo.com

 

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