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RAVENNA | Museo d’Arte della città di Ravenna | 21 febbraio – 26 giugno 2016

di ELENA SABATTINI

Yves Klein, Venus d’Alexandrie, 1962, pigmento ikb su resina, cm 72×35×26, Collezione privata Stefano Contini

Yves Klein, Venus d’Alexandrie, 1962, pigmento ikb su resina, cm 72×35×26, Collezione privata
Stefano Contini

Iniziamo dalla fine. Al termine della mostra, sullo scalone che riporta ai piani inferiori, ci si ferma qualche secondo a riflettere sull’antico e sul contemporaneo, su cosa sia debitore dell’altro e se possa essere considerato debitore. Forse è una lotta in cui non ci sono vincitori o vinti. Forse non si può decretare uno sconfitto tra la Nascita di Venere di Botticelli di Andy Warhol e l’opera originale, se ancora così abbiamo intenzione di chiamarla.

Al Museo d’Arte di Ravenna le oltre 120 opere esposte per la nuova mostra La seduzione dell’Antico attraversano tutta la grande pittura del Novecento con il richiamo all’Antico come filo conduttore e con la descrizione di anni intensi che vanno dal 1919 al 1930, fino tutta la seconda metà del Novecento, dalle neoavanguardie alla stagione del “postmoderno”. La mostra, a cura di Claudio Spadoni, sarà visitabile fino al 26 giugno 2016.
Gli insegnamenti dei maestri del passato e la loro rielaborazione sono resi ancora più espliciti da un aiuto visivo complice durante l’esposizione. Così a lato delle opere moderne vengono esposte piccole riproduzioni dell’“originale”. Un aiuto doveroso e da non sottovalutare se si considera Emilio Vedova e la sua Natività che vuole fare i conti con L’Adorazione dei pastori di Jacopo Tintoretto.

Giulio Paolini, Mimesi, 1975, calchi in gesso, cm 48×23.5×25.5 (calchi) cm 120×35×35 (basi), Torino, Fondazione Giulio e Anna Paolini

Giulio Paolini, Mimesi, 1975, calchi in gesso, cm 48×23.5×25.5 (calchi) cm 120×35×35 (basi), Torino, Fondazione Giulio e Anna Paolini

Passano gli anni ma un nudo di donna, e in particolare una Venere, ha ancora molto da raccontare. Ecco allora che le Veneri non risorgono più dalle acque ma lottano con gli stracci e danno le spalle al pubblico come la famosa Venere degli stracci di Pistoletto o sono aggrovigliate da corde come la Venus restaurée di Man Ray o diventano blu per Yves Klein. Figure mitizzate del passato, icone contemporanee, operazioni ironiche o addirittura dissacratorie di un racconto che fa parte del nostro modello visivo ma che attraverso questo gioco rinascono con più forza.

Marcel Duchamp, L’envers de la peinture, 1955, tessuto penna e collage, cm 73.5×48, Collezione privata

Marcel Duchamp, L’envers de la peinture, 1955, tessuto penna e collage, cm 73.5×48, Collezione privata

Questa in fondo è la storia che vuole esserci narrata attraverso le sette sezioni tematiche della mostra ravennate. Ma è nelle ultime sale che questo gioco viene svelato ed è alle volte iconico come la Venere con i baffi di Duchamp, altre volte riflessivo come Mimesi di Paolini e i suoi due figuri di gesso che si osservano interrogativi, e infine rilevatore come nella video installazione Il quintetto del ricordo di Bill Viola che seduce nella sua lentezza e nella sua profonda analisi dell’umano. Il ricordo e la memoria diventano il racconto negli occhi dei protagonisti del video.
Così l’antico ci rapisce e mai parola come seduzione è stata più adatta per descrivere una esposizione in cui siamo tutti schiavi della memoria, sedotti dal già visto.

La seduzione dell’antico.
Da Picasso a Duchamp, da De Chirico a Pistoletto
a cura di Claudio Spadoni
Organizzazione: Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, MAR , Ravenna

21 febbraio – 26 giugno 2016

Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna
via di Roma 13, Ravenna

Orari: fino al 31 marzo
martedì – venerdì 9.00 – 18.00
sabato e domenica 9.00 – 19.00

dal 1° aprile:
martedì – giovedì 9-18
venerdì 9-21
sabato e domenica 9-19

aperture festive 9-19
Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno

Giorni di Chiusura: Lunedì

Info: + 39 0544 482477/482356
info@museocitta.ra.it
www.mar.ra.it

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