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BOLOGNA | Adiacenze

Intervista a DANIELA TOZZI e AMERIGO MARIOTTI di Ilenia Moschini

Adiacenze è uno spazio espositivo fondato a Bologna nel gennaio 2010; fin dall’inizio si afferma come luogo di promozione culturale dedicato in particolare all’arte emergente, nel quale i giovani artisti hanno la possibilità di misurarsi in progetti multidisciplinari e site-specific. Nel corso degli anni, Adiacenze ha ampliato il suo raggio d’azione realizzando importanti progetti nel quale l’arte si è affiancata e ha abbracciato altre realtà quali performance, editoria, illustrazione, fumetto e design diventando, in breve tempo, un punto di riferimento per la sperimentazione artistica contemporanea. A pochi mesi dall’inaugurazione della nuova sede a due passi da Piazza Maggiore a Bologna, abbiamo incontrato Daniela Tozzi e Amerigo Mariotti, fondatori di Adiacenze; un incontro che ha rappresentato un’occasione per affrontare tematiche molto attuali che riguardano l’intero sistema dell’arte.

Per iniziare, un breve identikit di Adiacenze…
Amerigo Mariotti: Adiacenze nasce nel 2010 come spazio di sperimentazione e di ricerca, dove gli artisti, soprattutto i più giovani, possono misurarsi con mostre site-specific; l’unica condizione che poniamo ai nostri artisti è che essi facciano un passo ulteriore rispetto a quello che è stato il loro percorso artistico fino a quel momento. Per meglio dire, vogliamo che essi si mettano alla prova e li incoraggiamo a sondare e tastare nuove modalità espressive che possano arricchire, sia a livello formale, sia a livello di contenuti, la loro ricerca artistica. Seguendo questa strada, la nostra indagine sull’arte contemporanea si è estesa e nel corso degli anni abbiamo portato a compimento diversi progetti multidisciplinari, che abbracciavano ambiti quali arti performative, editoria, illustrazione, fumetto, design… Questo sarà sicuramente il percorso che ci siamo prefissati di voler perseguire nei prossimi anni nella nuova sede!
Daniela Tozzi: Adiacenze non è solo uno spazio espositivo. Una parte preponderante della nostra attività, infatti, è dedicata all’offerta di servizi per l’arte e la cultura. Offriamo le nostre capacità agli artisti, ma anche ad altre realtà culturali, agli enti, alle aziende e a chiunque si appresti a un progetto artistico e culturale e che possa aver bisogno della nostra consulenza e del nostro supporto. In un certo senso, è come se fossimo un team curatoriale che sopperisce alle necessità che si presentano di volta in volta, a seconda di ciò che si vuole realizzare. Nel corso degli anni abbiamo fatto rete con numerose realtà culturali italiane e internazionali, ideando progetti non solo all’interno della nostra sede ma anche al di fuori di essa. Inoltre, ci proponiamo di dare quante più informazioni e strumenti possibili a curatori e artisti emergenti che vogliono proseguire il loro percorso di ricerca, come se rappresentassimo un’ulteriore occasione formativa.

Adiacenze, veduta dello spazio

Adiacenze, una veduta dello spazio

Sperimentazione, contaminazioni, site-specific sono le parole chiave che delineano la vostra programmazione; credete possano essere queste le modalità artistiche del futuro?
A. M.: Nella storia dell’arte contemporanea la sperimentazione, le contaminazioni e i progetti che miravano a reinventare gli spazi e gli ambienti sono sempre esistiti; ciò che differenzia le proposte del passato rispetto a quelle attuali sono i contenitori. Fino a pochi decenni fa, i musei e le gallerie erano luoghi di ricerca dove si poteva sperimentare ora, invece, entrambe queste realtà seguono, anche giustamente, logiche commerciali; in seguito, alcune correnti artistiche ci hanno insegnato che il contenitore può addirittura non esistere.
La modalità site-specific sicuramente permette agli artisti di capire se il loro lavoro può funzionare anche attraverso differenti media e la capacità di diversificare e utilizzare mezzi eterogenei sarà una delle prerogative del futuro. Inoltre, credo che assisteremo viepiù ad un’apertura, a un allargamento e a una democratizzazione della fruizione dell’arte contemporanea e le nuove tecnologie, anche se sono in piena evoluzione ed è quindi difficile fare delle previsioni, saranno di grande aiuto in questo senso.
D. T.: Non posso sapere se la multidisciplinarietà e le esposizioni site-specific saranno le forme d’arte del futuro, ma sono sicuramente quelle con cui noi lavoriamo al meglio e su cui siamo più competenti, visti anche i nostri background di vita, di studi e di interesse. Di sicuro però, un evento site-specific è “una palestra” per un giovane artista in quanto gli permette di acquisire una consapevolezza maggiore sulla progettazione e di rendersi conto di cosa voglia dire davvero costruire e fare una mostra; nel caso di un’esposizione site-specific, infatti, la progettazione è più complicata rispetto a una mostra, per così dire, canonica. Inoltre, è necessario saper lavorare in team in un continuo confronto con diverse figure professionali.
A proposito invece dell’evoluzione delle modalità di fruizione, nelle scorse settimane abbiamo presentato (grazie alla curatela di Federica Patti e Vanina Saracino) IKONO TV, un canale televisivo monotematico che trasmette solo arte 24 ore su 24, 7 giorni su 7. I programmi sono dedicati a tutta la storia dell’arte, da quella antica a quella contemporanea, sotto la curatela di esperti di settore. Cito IKONO TV come esempio calzante di una tipologia di fruizione dell’arte alternativa che sicuramente fino a una decina di anni fa era abbastanza impensabile. Il fatto che i programmi siano privi di commento, a mio parere, concorre a sviluppare il senso critico degli spettatori e magari li invoglia ad approfondire! Questo per dire che Adiacenze è aperta a nuove iniziative che concorrono a una divulgazione dell’arte su larga scala.

Adiacenze, una veduta dello spazio

Adiacenze, una veduta dello spazio

Se cambiano le modalità di fare arte e mutano i mezzi attraverso i quali disponiamo e beneficiamo delle opere d’arte, qual è secondo voi il valore, il ruolo dell’arte?
D. T.: Personalmente credo che il valore che si attribuisce all’arte debba essere sempre imprescindibile e assoluto; un mondo senza arte sarebbe un mondo di omologazione, monotonia, sterilità, apatia. Penso inoltre che l’arte sia un valore intrinseco in ognuno, anche in chi è meno avvezzo a questo ambiente o alle sale di un museo di arte di qual si voglia periodo; lo dimostra la reazione dell’opinione pubblica davanti a fatti come la distruzione del sito archeologico di Palmira, solo per citarne uno. Purtroppo però, soprattutto per quanta riguarda l’arte contemporanea, talvolta si ha l’impressione che quest’ultima sia considerata superflua, come se se ne potesse fare a meno. Noi sappiamo che non è così e il nostro compito è dunque quello di dare al maggior numero di persone gli strumenti che servono per recepire, capire e dare senso a ciò che si sta osservando e accrescere così la sensibilità nei confronti dell’arte stessa, soprattutto nel caso del contemporaneo. A questo proposito presto attiveremo nella nostra sede una serie di workshop per bambini, proprio con l’obiettivo di abituarli alla creatività e alla visione di opere d’arte, offrendogli fin da piccoli i mezzi necessari alla comprensione dell’importanza e del valore che ha l’arte nella vita di tutti i giorni.
A. M.: L’arte ha sempre avuto un valore culturale, antropologico, sociale fondamentale e questo ruolo così importante dovrebbe essere rivendicato soprattutto nel mondo di oggi, segnato da crisi economica, instabilità geopolitica e tensioni sociali. Credo che il valore inderogabile dell’arte e la responsabilità sociale del lavoro artistico vadano ribaditi in primis e soprattutto agli artisti, per spingerli a non accontentarsi di una piccola fetta di notorietà ma a misurarsi continuamente con la propria ricerca artistica (anche osando!), affinché l’arte continui ad avere la capacità e la forza di osservare e interpretare ciò che sta accadendo o accadrà.

PetriPaselli, Il compianto. Veduta della mostra. Foto di Luciano Paselli

PetriPaselli, Il compianto. Veduta della mostra. Foto di Luciano Paselli

Tornando al vostro spazio, chi sono le persone dietro al progetto Adiacenze?
D. T.: Adiacenze nasce nel 2010 fondamentalmente dalla volontà di noi due, Daniela Tozzi e Amerigo Mariotti. Attualmente collaborano con noi Andrea Benei della casa editrice GRRRZ Comic Art Books, il quale si occupa dell’insieme di attività dedicate all’editoria indipendentemente, all’illustrazione e al fumetto; Giuseppe Spataro, il nostro project manager e autore del sito internet e Anna e Mara, due preziose ragazze che ci affiancano nelle attività. In realtà, nel corso degli anni, si sono avvicendate davvero tante persone, tutte da ringraziare moltissimo; ognuno ha portato dentro Adiacenze le proprie esperienze, le proprie visioni, le proprie idee e solo così il progetto ha potuto strutturarsi ed evolversi fino ad arrivare a quello che è ora.
A. M. Le nostre collaborazioni sono sempre in continua evoluzione; le figure e le professionalità coinvolte, infatti, variano in base alle iniziative e agli eventi che proponiamo, ma si tratta sempre di progetti multidisciplinari che implicano molteplici competenze.

I cambi di sede che si sono succeduti nei sei anni della vostra attività si possono considerare come tappe di un percorso? Che cosa rappresenta quest’ultimo e definitivo(?) trasferimento?
D. T.: Ogni cambiamento di sede ha avuto un significato ed è stato importante nel nostro percorso di crescita, anche se avevamo bene in mente fin dall’inizio che tipo di realtà volevamo essere. La prima sede, a cui siamo affezionatissimi, è stata una sorta di incubatore, il principio di tutto. Da lì siamo partiti assieme a diversi artisti che continuiamo a seguire nella curatela delle mostre, artisti che con noi e come noi sono cresciuti, come ad esempio Elisa Muliere sempre presente nel nostro cammino grazie alla mostra ROOTS del 2011, a Icaro deve cadere del 2014 e ora all’interno del nostro bookshop. La seconda sede, invece, aveva un’ambizione in più, cioè quella di svolgere una funzione di accentramento di diverse discipline artistiche. Si era fatta avanti in noi la necessità di lavorare su diversi temi e intraprendere un cammino più ampio che poi ci ha portato a quest’ultimo trasferimento che è la conferma di quello che finora abbiamo fatto e vorremmo fosse la sede definitiva in cui poter racchiudere tutte le attività, le iniziative e gli eventi che progettiamo continuamente… siamo “diventati grandi” e siamo determinati a trasmettere al cento per cento quello in cui crediamo, che facciamo da quando abbiamo aperto e che porteremo avanti in futuro.

Laura Renna, Que reste-t-il. Veduta della mostra. Foto di Luciano Paselli

Laura Renna, Que reste-t-il. Veduta della mostra. Foto di Luciano Paselli

Come si articola fisicamente la nuova sede? Perché avete scelto proprio questo spazio?
D. T e A. M.: Lo spazio è ancora in via di definizione e costruzione; lo abbiamo trovato da poco, dopo essere stati chiusi circa un anno, ma abbiamo deciso di inaugurare comunque prima dell’estate, il 28 aprile scorso. La parte prettamente espositiva sarà composta da una sala al pian terreno e parte del piano interrato (la cui ristrutturazione però deve essere ancora completata); sempre a piano terra, in ingresso la zona libreria e bookshop con “area lounge”, mentre al centro l’area servizi destinata agli addetti al settore e agli appassionati, dotata di postazioni di lavoro, e che ha già ospitato e ospiterà numerosi workshop e laboratori. Abbiamo scelto questa sede per motivi sicuramente funzionali; è nel pieno centro storico di Bologna e la sua struttura permette di articolare e definire le aree di cui sopra, ma ciò che ci è piaciuto molto è stata la storia di questo luogo che in precedenza ospitava un laboratorio di tappezzeria. Fin da quando lo abbiamo visitato la prima volta abbiamo avvertito, respirato l’atmosfera di laboratorialità e ciò è stato decisivo perché è questo l’aspetto alla base di tutti i nostri progetti. Abbiamo ristrutturato i locali tentando il più possibile di mantenere l’aura del luogo e conservando alcuni degli arredi originali.
Peraltro, abbiamo deciso di lasciare i materiali che abbiamo trovato in loco a disposizione degli artisti che si sono avvicendati fino a ora e che interverranno nello spazio nel futuro. Ad esempio Laura Renna, con la mostra Que reste-t-il?, ha indagato proprio sulla tematica di ciò che rimane e del riutilizzo o della nobilitazione degli oggetti; l’artista infatti ha combinato oggetti e materiali trovati qui per dargli nuova vita e un nuovo significato… del resto, noi non vogliamo cancellare la storia di questo luogo, bensì arricchirla!

Irene Fenara, Se il cielo fugge. Veduta della mostra. Foto di Irene Fenara

Irene Fenara, Se il cielo fugge. Veduta della mostra. Foto di Irene Fenara

Quali sono stati gli eventi recenti che avete ospitato? Se volete, potete darci qualche anticipazione relativamente alla programmazione dei prossimi mesi?
D. T. e A. M.: Oltre alla mostra di Laura Renna e alla presentazione di IKONO TV di cui sopra, abbiamo inaugurato il 28 aprile con la mostra di Irene Fenara, Se il cielo fugge, abbiamo ospitato l’evento di presentazione del primo libro d’artista di Simone Pellegrini, Dans la chambre du silence; abbiamo ospitato HOMEMADE2, i risultati della residenza d’artista che Yesenia Trobbiani ha intrapreso l’anno scorso a Maison Ventidue; abbiamo inaugurato il ciclo (un)pro, ovvero una serie di presentazioni di giovani collettivi di illustratori e fumettisti (Blanca, Sciame e Canemarcio) organizzato da GRRRZ Comic Art Books e curato da noi. In questo momento e fino al 9 settembre ospitiamo la mostra di Alisia Cruciani, Rature. Spazio del Possibile. Azione n.3, a cura di Michele Gentili.
Per quanto riguarda il futuro, il 13 settembre proporremo Mi piace stare qui, la prima mostra personale di Ritardo, giovanissima e promettente illustratrice che per questa occasione si cimenta con diversi media; parteciperemo poi alla Bologna Design Week con “BOUNCE // Pillole di indagine sul design contemporaneo”, un’esposizione di design d’autore e, sempre tra fine settembre e inizi ottobre, collaboreremo nuovamente con il Robot Festival ospitando una loro esposizione.

PetriPaselli, Il compianto. Veduta della mostra. Foto di Luciano Paselli

PetriPaselli, Il compianto. Veduta della mostra. Foto di Luciano Paselli

Il 15 ottobre invece, in occasione della Giornata del Contemporaneo, inaugureremo Chiuso per malattia nuovo progetto espositivo site-specific dei PetriPaselli. Durante il festival del fumetto BilBolBul (che si svolgerà a novembre, a Bologna) presenteremo in anteprima la personale dedicata all’attesissima (e ancora segreta) novità editoriale di Tuono Pettinato; ospiteremo anche il nuovo libro di Marco Cazzato che uscirà a settembre e successivamente, a dicembre, avremo una mostra dedicata ad ANUBI, graphic novel del duo Taddei e Angelini edito da GRRRZ Comic Art Books e in corsa per il premio Boscarato come Miglior Fumetto italiano 2016.
L’anno nuovo si aprirà con la mostra del sound designer Francesco Privato e successivamente con una programmazione sempre ricca di collaborazioni. Nel frattempo continueremo a proporre eventi dedicati alla performance, alla multimedialità e, più in generale, alla sperimentazione che si susseguiranno, insieme con i workshop, a ritmo abbastanza serrato.

Adiacenze
Vicolo Spirito Santo 1/B, Bologna

Orari: dal martedì al sabato 11.00 – 13.00 | 15.00 – 20.00

Info: info@adiacenze.it
www.adiacenze.it

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