NAPOLI | Studio Trisorio | 9 giugno – 15 settembre 2016

di MICOLE IMPERIALI

Ad intitolare la retrospettiva dedicata alla fotografa americana Dorothea Lange, ospitata a Napoli da Studio Trisorio fino al 15 settembre 2016, un motto che riassume la filosofia dell’artista, per la quale la macchina fotografica era l’occhio sul mondo, lo strumento primario attraverso cui vivere A visual life, una vita visiva, come se si trattasse dell’ultima possibilità per scorgerne e comprenderne l’essenza.

Dorothea Lange. A visual life, una veduta della mostra

Dorothea Lange. A visual life, una veduta della mostra

Le circa trenta fotografie esposte, scattate tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, danno voce alla disperazione vissuta in quel periodo, tristemente conosciuto come la Grande depressione, che la Lange documentò per la Farm Security Administration, istituita dal presidente Roosevelt nel 1937 per testimoniare la drammatica condizione delle zone rurali, che costrinse più di 300.000 individui a spostarsi di luogo in luogo alla ricerca di lavoro. Altri scatti sono invece dedicati al periodo in cui, nel 1942, in seguito all’attacco giapponese di Pearl Harbor, la War Relocation Authority incaricò la Lange di documentare la deportazione dei nippo-americani nei campi di internamento, considerati possibili nemici, e infine ai contadini degli Stati del Sud, che dopo l’abolizione della schiavitù furono fortemente indebitati dal sistema di mezzadria vigente.

Migrant Worker on California Highway, 1935

Dorothea Lange, Migrant Worker on California Highway, 1935

Gli scatti della Lange, molti dei quali divenuti icone di quel periodo storico (Migrant Mother, San Luis Obispo County, California, 1936), appaiono come attimi capaci di ritrarre, in un solo istante, le vite nella loro interezza, così cariche di quella tensione disperata colta nei gesti quotidiani di chi non conosce alternativa e si consuma in ciò che la sorte impone.
Quando gli sguardi puntano lontano, l’occhio cade basso, tormentato dalla concretezza della realtà, appiattito dalla mancanza di futuro (Family of Rural Rehabilitation Client, Tulare County, California, 1938).

Le calze ricucite diventano cicatrici (Mended Stockings, San Francisco, California, 1933), rimettono insieme i pezzi di una vita, senza nascondere i segni della negazione. Il sonno senza sogni giunge disperato, unico a confondere i contorni taglienti di un eterno presente, la carriola abbandonata, inutile nella funzione di cui è privata, mostra una pancia vuota, riversa sulla polvere, speranza abbandonata (Man Beside Wheelbarrow, San Francisco, California, 1934).

Anche gli alberi sono privi di fronde, e i tronchi si sfaldano, nell’arrivo del nulla, le tempeste di sabbia (Untitled, United States, 1935-42). Nella macchia indistinta del destino senza vie d’uscita, la sagoma umana si coglie a stento, in un’attesa che è primordiale spirito di sopravvivenza (Dust Storm, New Mexico, 1935). Così l’uomo s’incammina, con in spalla il suo piccolo mondo, lasciandosi dietro il suo futuro (Migrant Worker on California Highway, 1935) e le rotaie non sono un tramite, ma una cicatrice che incide un infinito deserto (Western Pacific Line Runs Through Unclaimed Desert of Northern Oregon, Morrow County, Oregon, 1939).

Migrant Agricultural Worker’s Family, Nipomo, California, 1936

Dorothea Lange, Migrant Agricultural Worker’s Family, Nipomo, California, 1936

Hanno la voce strozzata dei dimenticati, gli uomini della Lange, la voce del “io ho visto e so”, del “siamo soli e nulla possiamo”. Vivono in capanne arrangiate, di brandelli di nulla il palcoscenico su cui mostrano se stessi senza la forza per concedere neanche il sollievo di un sorriso (Migrant Agricultural Worker’s Family, Nipomo, California, 1936) e proteggono quel poco che hanno come si tiene un bimbo in grembo, la cui nuova vita ha piccole dita dalla presa rassicurante, quasi paterna – in uno scambio di ruoli – e fiducia verso nuovi giorni a cui poter ancora dare forma e colore (Hands, Maynard and Dan Dixon, 1930 ca.).

Dorothea Lange.  A visual life

Studio Trisorio
Riviera di Chiaia 215, Napoli

Info: +39 081 414306
info@studiotrisorio.com
www.studiotrisorio.com

 

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