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VENEZIA | Museo Correr | 13 maggio – 10 settembre 2017

Intervista a ROGER DE MONTEBELLO di Matteo Galbiati

Abbiamo avuto occasione di conversare con l’artista Roger De Montebello (Parigi, 1964), pittore di cui il Museo Correr di Venezia presenta una grande personale, connotato da una ricerca pittorica in cui i confini del reale si fondono con quelli dell’immaginario dove la dimensione del finito sconfina nell’infinito, De Montebello è il testimone di un fare in cui l’attenzione resta concentrata sull’essenza sfuggendo le logiche di mercato o di estetismi aneddotici. Ogni dipinto si offre come spazio favorevole per riflessioni sulla pittura dove all’osservazione intensa e prolungata sul dato sensibile si somma una meditazione iniziale su quello reale e osservabile.
Ecco il resoconto del nostro intenso dialogo con l’artista:

Su quali contenuti e visioni si focalizza la sua mostra ospitata presso il Museo Correr?
È essenzialmente una mostra di pittura in cui il tema principale è la pittura stessa.
Più precisamente, l’esposizione presenta il mio viaggio di pittore solitario lungo un percorso di indipendenza, un antipodo contro la forza del mercato, del marketing e dell’intrattenimento. Il direttore dei Musei Civici di Venezia, Gabriella Belli, ha intitolato l’esposizione Ritratti di Venezia e altri ritratti. Jean Clair, il curatore della mostra, ha intitolato il proprio testo di presentazione L’osservatore malinconico. Sono due titoli che mi soddisfano. Mi riconosco nella seconda definizione. La prima mi piace perché Venezia è, secondo me, sinonimo di pittura, e rappresentarla dipinta è un tabù assoluto nell’arte contemporanea. È il momento di rompere questo tabù. 

Veduta della mostra "Roger de Montebello. Ritratti di Venezia", Museo Correr © Barasciutti

Veduta della mostra “Roger de Montebello. Ritratti di Venezia”, Museo Correr © Barasciutti

Sono tre serie diverse – i ritratti, le vedute veneziane e la corrida spagnola – che si dividono nelle 389 opere esposte: come si legano le une alle altre? Quali tratti le contraddistinguono?
La varietà dei miei temi si accompagna alla varietà delle mie risposte pittoriche, varietà di forma, di metodo di lavoro e di soluzioni pittoriche. Queste sono nella mia mente soluzioni pittoriche provvisorie, terreni vergini da esplorare, suscettibili a miglioramenti, a evoluzioni e scoperte.
Ciò che accomuna i miei quadri è la ricerca stessa, la ricerca dell’essenziale, l’essenza del soggetto dipinto, degli esseri e dei luoghi. E quindi, di conseguenza, l’eliminazione dell’accessorio, del superfluo e del fattore aneddotico. 

Quali aspetti generali della sua ricerca emergono nel percorso espositivo? Come lo avete strutturato e pensato in funzione della fruizione di un pubblico variegato come quello del museo veneziano?
Credo che Jean Clair, in quanto curatore della mostra, sia più adatto di me a rispondere a questa domanda. Mi sembra che una grande scelta di Jean Clair sia stata quella di presentare il mio lavoro in quanto pittura pura, nel senso tradizionale del termine, in una maniera contemporanea. Se i visitatori del Museo Correr uscendo dalla mostra affermano che il mio lavoro si iscrive dentro la lunga tradizione (di cui il Museo Correr è testimone), e che appartiene al dialogo della nostra epoca contemporanea e non ha niente a che vedere con “la grande pulizia” effettuata dalle avanguardie contemporanee e delle altre rivoluzioni artistiche, allora il progetto è riuscito.
Dato reale e dimensione metafisica, visione onirica e richiamo fedele alla realtà, la sua pittura si muove su confini apparentemente opposti, come si ritrova la coerenza dell’unitarietà?
Tutta la difficoltà è lì. Certe volte ho l’impressione di marciare su un sentiero di alta montagna, in equilibrio precario e circondato da due precipizi, a destra il precipizio della realtà e della fedeltà, dove regna la materia e l’assenza di trasfigurazioni, e a destra l’abisso di astrazione senza corpo e senza linee, abitato dagli essere umani.
Tra questi due abissi, vi è uno stretto sentiero, dove non è scritta alcuna indicazione, anche se i fari nel cielo guidano i passi del pittore. Questo percorso è uno dei più delicati equilibri tra la mente e i sensi, tra il visibile e l’invisibile, il presente e l’eterno. È in questo luogo, grande e piccolo allo stesso tempo, che si trova l’arte in generale, e in particolare la cosiddetta pittura “metafisica” (così chiamata dal 1913 ma in realtà risalente all’antichità).

Veduta della mostra "Roger de Montebello. Ritratti di Venezia", Museo Correr © Barasciutti

Veduta della mostra “Roger de Montebello. Ritratti di Venezia”, Museo Correr © Barasciutti

Che ruolo attende la pittura oggi? Quali sfide, quali missioni in seno alla nostra contemporaneità?
Una missione molto importante, condivisa con altre attività umane: salvare l’uomo dalla meccanizzazione e dalla digitalizzazione del mondo.
Preservare il “triangolo magico” che è per l’uomo la relazione unica tra:

  1. occhio
  2. mano
  3. mente

Nelle arti visive, fotografia o video, non possono compiere la medesima missione della pittura, perché non hanno la mano, vale a dire, l’esecuzione del gesto, la mano del corpo che dà vita alla materia.
Questa interazione tra mente e materia è al centro della nostra essenza di esseri umani, e delle nostre vite. Il dipinto è a nostra immagine, perché lo spirito è anche incarnato nella materia.

Il pregevolissimo catalogo ha una struttura particolare, composto da cartelle come si usava nei tempi passati. Cosa ha spinto a questa scelta peculiare?
È stata Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici di Venezia, che ha avuto l’eccellente idea di fare un catalogo con il formato di un portfolio di artista. Credo sia in armonia con l’idea del pittore artigiano e del pittore esploratore, che indaga i suoi soggetti dalla natura. Questo si accorda bene con la mia scatola della pittura en plein air di cui sono debitore al mio amico pittore Paolo Smali. È anche un modo per fare rivivere l’individualità di ogni quadro.

Il 22 giugno il Museo Correr ha ospitato una conversazione-dialogo tra Gabriella Belli e Jean Clair, cosa è emerso da questo scambio?
Jean Clair ha risposto alle domande poste da Gabriella Belli, innanzitutto, ha inveito contro la disumanizzazione dell’arte contemporanea e contro l’inganno di alcuni dei suoi idoli. In seguito ha proseguito pronunciando un’apologia della pittura nominando alcuni protagonisti dell’arte contemporanea. Mi è piaciuto che mi abbia qualificato come un “pittore modesto, ma serio” perché mi riconosco in questa definizione. Essendo svincolato da ogni categoria, mi sento libero di seguire le mie passioni: abbinare il blu con un rosso-arancio, una linea retta con una linea serpentina, cercare i ritmi segreti del visibile, l’essenza delle cose e degli esseri, rappresentare lo spazio, il silenzio, la vibrazione dell’aria ecc.

Il Correr ospita anche una mostra di Shirin Neshat: il ritratto torna come tema anche nella sua opera. Che sintonie sente con il suo lavoro?
Credo che il lavoro di Shirin Neshat abbia con il mio un certo senso di sacralità. Questo è ciò che indubbiamente traspare dalla sua potente esposizione presso il Museo Correr. Ogni persona, ogni luogo è unico e sacro a suo modo. 

Veduta della mostra "Roger de Montebello. Ritratti di Venezia", Museo Correr © Barasciutti

Veduta della mostra “Roger de Montebello. Ritratti di Venezia”, Museo Correr © Barasciutti

Da anni ha eletto Venezia come sua città di residenza e sede permanente del suo atelier, cosa le danno gli ambienti veneziani di diverso rispetto ad ogni altro luogo?
Dopo aver conosciuto approfonditamente New York e Parigi durante gli anni ’80, ho scelto Venezia come luogo di lavoro nel 1992. Desideravo un luogo che non fosse né città né campagna, e dove l’acqua (uno dei quattro elementi fondamentali) fosse onnipresente. Un luogo che donasse l’idea di permanence nel tempo, che fosse specchio di quiete e lontano dalla frenesia, un luogo dove, fortunatamente, non succede “niente”. Un posto propizio alla riflessione sulla pittura, alla contemplazione sensibile della città ideale e nonostante questo, reale e osservabile.

Quali saranno i suoi impegni futuri. A quali mostre e progetti sta lavorando?
Il mio unico progetto è dipingere. Non lavoro per progetti definiti a priori che verrebbero concettualizzati a monte da commissari di mostre o da sponsor. Io lavoro solo e ogni quadro, grande o piccolo, è un progetto autonomo, una sfida, una battaglia, una gioia e si iscrive nel contesto generale della mia ricerca pittorica. Una volta che il quadro è dipinto, seguirà il proprio destino, non tocca a me organizzare mostre: a ognuno il suo mestiere.

Roger de Montebello. Ritratti di Venezia e altri ritratti
a cura di Jean Clair
testi in catalogo di Jean Clair e Gabriella Belli
MUVE Contemporaneo Venezia 2017 

13 maggio – 10 settembre 2017

Museo Correr
San Marco 52, Venezia  

Orario: 10.00-19.00 (biglietteria 10.00 – 18.00); ingresso per il pubblico Piazza San Marco, Ala Napoleonica, Scalone monumentale
Ingresso cumulativo “I Musei di Piazza San Marco” (Palazzo Ducale, Museo Correr, Museo Archeologico Nazionale, Sale Monumentali Biblioteca Marciana) intero €20.00; ridotto €13.00 (per tutta la lista di riduzioni e gratuità si prega di visitare il sito del Museo Correr) 

Info: 848082000 (dall’Italia); +39 041 42730892 (dall’estero)
info@fmcvenezia.it
www.correr.visitmuve.it 

Prenotazioni: 848 082380 (dall’Italia); +390639967138 (dall’estero)
www.correr.visitmuve.it

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