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MILANO | Ciocca arte contemporanea | 14 maggio – 12 luglio 2013

Intervista a ELENA ARZUFFI di Viviana Siviero

Un progetto complesso e semplicissimo allo stesso tempo, arte allo stato puro che in tempi di crisi dà un messaggio forte e chiaro, capace di suggerire in che modo superare il grigiore dell’immobilismo del mercato che si trascina dietro quello delle idee. La sensibilità ce la mette Elena Arzuffi, il coraggio Rossana Ciocca di Milano: quattro opere e un numero di telefono da cui tutti i giorni, per il periodo della mostra, saranno inviati pensieri, disegni e parole. Parla con lei, suggerisce il titolo e noi lo abbiamo preso alla lettera, contattando immediatamente l’artista per capire di che si tratta dalle sue stesse parole…

Elena Arzuffi, artista amata, stimata da tutti noi per i suoi progetti e la sua ragione sensibile. Dove vi trovate in questo momento tu e la tua poetica?
La ricerca sviluppata nel mio lavoro è partita da un bisogno sempre più evidente di indagare l’identità e poi, più in generale, l’esposizione a stress e problemi quotidiani che continuamente ci rimodella e ci modifica impedendoci di trovare equilibri stabili e certezze definitive. Penso che creare, prendendo spunto dalla propria esistenza, sia proprio il desiderio di mettersi in gioco con lucidità e coraggio. Vorrei che questo succedesse sempre in ogni progetto, perché credo che il lavoro dell’artista sia funzionale quando è una costruzione in divenire, capace di rimettere in gioco, anche con fatica e sofferenza, tutte le sfumature della nostra esistenza. È una condizione scomoda e difficile, ma realisticamente è la descrizione dell’esserci alla ricerca di uno spazio in cui essere reali. Esserci, indifferentemente dal sesso di appartenenza, dotati di sensibilità e intraprendenza e con il coraggio di rimettere tutto in discussione, per sgretolare le nostre poche certezze, consapevoli che solo così siamo gli unici artefici di un’esistenza che vale la pena di essere vissuta.

Hai inaugurato una mostra importante, che si staglia nel panorama del nulla attuale come una stella lucente in una camera vuota: ci racconti la mostra?
Il 14 maggio scorso ho inaugurato la personale ParlaconLei3459059834 alla Galleria Rossana Ciocca di Milano, il cui concept è in continuum con la mia analisi del quotidiano, un’analisi costruita intorno a una costante raccolta di indizi visivi, sonori e verbali che mi guidano alla scoperta di nuovi ambiti da indagare e approfondire. Pertanto le situazioni e i contesti che ‘avvicino’ mutano in significanti di senso fruibili nella mostra sia nella dimensione oggettuale sia grafica sia video. Che tu sia per me il coltello è un romanzo di David Grossman che narra il processo di svelamento tra individui sconosciuti che vincono il timore del contatto, ‘contatto’ dell’anima e del corpo.
Intorno al tema del libro ruota sia l’installazione di pagine strappate da esso e poi modificate graficamente o evidenziate nei messaggi verbali più intensi ed ermetici sia la centralità di ParlaconLei3459059834 che già nel titolo svela il suo vero e proprio congegno propulsivo: il mio numero di telefonia mobile che campeggia anche su una delle pareti dello spazio espositivo. Vicino a multipli dell’opera Il segreto linguaggio del corpo, che dichiara il fallito tentativo di trovare riposte certe nell’autoanalisi ossessiva. È così che s’avvia un dialogo giornaliero con persone diverse, interessate a comunicare con me via sms, msm messaggi visivi e/o grafici, pertinenti alle sollecitazioni visive della mostra ed anche ai successivi invii sonori e verbali. In relazione al pubblico attivo un evento umano, manifestando la volontà e la capacità di relazionare mediante un processo empatico, un’elaborazione psichica volta all’identificarsi nel personale sentire di un altro individuo, orientando l’azione alla salvifica conoscenza di sé. In questa mostra presento anche un video dal titolo Oblivius che nasce dal bisogno di capire le emozioni e le sensazioni più reali nel vano tentativo di controllarle. L’opera installativa dal titolo Copernico è la ricostruzione di una grande collana simbolo onirico di lutto e/o separazione, episodi destabilizzanti che l’esistenza ti offre permettendoti di conoscere soluzioni inaspettate e di comprendere quanto sia fondamentale l’incontro con l’imprevisto per imparare ad essere più forti e più liberi.

A cosa stai lavorando? Progetti per il futuro? Speranze su una Biennale che sta per inaugurare? Cosa credi che vedremo e cosa speri di vedere?
Molto semplicemente penso che, restare completamente onesti e liberi creativamente in un momento di crisi cosi lungo, richieda coraggio, forza di volontà e molto sacrificio, chi sopravvive nel tempo con qualità lo merita. Per Il Palazzo Enciclopedico di Gioni mi aspetto imprevisti e fantasia, semplicità e spero molto contenuto. Sono una grandissima estimatrice di Kassel in cui le location sono le scelte forse sempre più oculate, spero che anche a Venezia si possa respirare un’aria internazionale. Per i prossimi mesi di durata della mostra continuerò a produrre messaggi quotidiani che scambierò con gli interessati. In questo percorso, la cui direzione è fluida e non autoimposta, è una sperimentazione aperta, un work in progress virtuale. Ho in corso una collettiva con workshop all’Università della Vela di Campione del Garda e parteciperò ad alcuni festival di video coadiuvata da VisualContainer, realizzerò un nuovo video e modificherò molto la mia esistenza incontrando così nuovi argomenti e nuove avventure.

ELENA ARZUFFI. Parla con lei 345.9059834

Ciocca arte contemporanea
via Lecco 15, Milano

14 maggio – 12 luglio 2013

Info: +39 345 9059834 
gallery@rossanaciocca.it
www.rossanaciocca.it

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