Intervista a Serena Bertolucci di Luca Bochicchio

Il rigore filologico della Storica dell’arte, un elevato spirito di servizio per le istituzioni culturali dello Stato e tanta passione professionale: vi presento Serena Bertolucci, la nuova direttrice del Museo di Palazzo Reale di Genova e del Polo Museale della Liguria.

Serena Bertolucci

Serena Bertolucci

Qual è la tua formazione e da quali esperienze arrivi?
Dopo la Laurea in Storia dell’arte moderna a Genova mi sono specializzata all’Università Cattolica di Milano con una tesi in Museologia e Museografia. Ho iniziato subito a lavorare in un team internazionale ad un progetto italo-tedesco di conservazione e valorizzazione. Negli anni successivi ho lavorato a diversi progetti di ricerca sulle fonti, che mi hanno portato a studiare anche al Getty Institute. Sono genovese e, prima di tornare a Genova, sono stata responsabile di un museo che si auto mantiene grazie ai biglietti d’ingresso e senza contributi dello Stato che ne è proprietario. Villa Carlotta: un orto botanico di 20 ettari e una casa-museo con una delle raccolte canoviane più importanti del Nord Italia.

A novembre 2015 ti sei insediata a Palazzo Reale di Genova. Qual è stato il tuo approccio e che situazione hai trovato?
Ho subito proposto l’idea di un museo che tornasse alla città. Palazzo Reale, fino a quel momento, era identificato più come sede degli uffici delle Soprintendenze che come museo. Anche per questo aveva forse perso parte della sua identità. Fin dall’inizio l’obiettivo del mio mandato quadriennale è stato quello di riposizionare il Museo di Palazzo Reale nel panorama cittadino.

Museo di Palazzo Reale, Genova, facciata est

Museo di Palazzo Reale, Genova, facciata est

Cosa è cambiato giuridicamente per Palazzo Reale con la riforma Franceschini?
Gli è stata data la possibilità di esistere. Prima il Museo di Palazzo Reale non era riconosciuto come istituzione e non aveva risorse proprie, da cui tutta una serie di difficoltà nella conservazione ma anche nella programmazione e nella valorizzazione. Il mio predecessore, Luca Leoncini, ha fatto i miracoli per tenerlo vivo. Adesso Palazzo Reale è un museo istituito e possiede anche la necessaria autonomia finanziaria.

Insieme a Umbria e Molise, la Liguria prevede che il direttore del museo autonomo di riferimento assuma anche la direzione del Polo Museale regionale. Cosa ne pensi e cosa prevedi?
È durissima per diversi motivi. I musei sono in una fase di re-invenzione. Il team di funzionari di Soprintendenza, ottimi e qualificati, che ho selezionato per le cariche di direttori dei musei regionali non avevano mai gestito un museo. Il Polo comprende siti archeologici, fortezze e musei molto diversi tra loro. Una priorità è restituire al sito archeologico di Luni, uno dei più importanti del Nord d’Italia, la dignità che merita; nel giro di tre anni e mezzo cambierà faccia: stiamo rifacendo il museo, rimetteremo in sicurezza gli affreschi nei luoghi originari e stabiliremo un collegamento diretto dall’autostrada.

Canova. L’invenzione della gloria. Disegni, dipinti e sculture, veduta della mostra, Museo di Palazzo Reale, Genova

Canova. L’invenzione della gloria.
Disegni, dipinti e sculture, veduta della mostra, Museo di Palazzo Reale, Genova

Torniamo al Museo. Come intendi realizzare l’obiettivo del suo riposizionamento?
Evitando di isolare Palazzo Reale rispetto al suo naturale contesto: creando sinergie con le altre istituzioni culturali di Genova e collaborando molto con il centro storico. Un quarto della superficie di Palazzo Reale è affacciato su via Pré (via Pré è una famigerata e multiculturale via del centro storico di Genova, ndr). In questa via a ridosso del Porto Antico, il museo è proprietario di moltissimi locali e appartamenti, in buona parte chiusi.

Una discreta risorsa per il Museo…
Una risorsa rispetto alla quale finora si è fatto poco, anche perché ci si deve muovere in un contesto sociale molto delicato. Ho avviato un processo di riqualificazione dei nostri locali: riapriremo i negozi, restaureremo gli edifici, apriremo nuovi ambulatori pubblici per ridare vita sociale e culturale a questo importante sbocco territoriale del Museo.

Cosa state facendo per rilanciare il Museo?
Stiamo per avviare una vasta campagna di restauro alla quale parteciperà anche l’Università, che considero un partner fondamentale. Apriremo al pubblico gli spazi storici che adesso sono sede di uffici.
La mostra su Canova è la prima di una serie di quattro. L’idea è di scegliere un’opera d’arte importante dalle collezioni genovesi e di lavorarci intorno, in modo da dare visibilità alla città verso l’esterno e valorizzare le opere agli occhi del pubblico interno. Sono partita dai miei studi precedenti, certamente, ma anche dal fatto che Palazzo Tursi conserva la Maddalena Penitente del Canova, un’opera che quando fu esposta per la prima volta a Parigi ottenne un successo straordinario ma che pochissimi genovesi oggi conoscono. La mostra è diffusa in sei istituzioni genovesi: da Palazzo Reale al Cimitero Monumentale di Staglieno.
Voglio anche aprire all’arte contemporanea, come avvenuto in occasione dei “Rolli Days”: le installazioni sulle terrazze sono state estremamente coinvolgenti e apprezzate dal pubblico.

Luciano Fiannacca, Segni di rosso, acrilico su polistirene espanso, misure variabili, 2016, veduta dell’installazione sulla terrazza di Palazzo Reale, Genova

Luciano Fiannacca, Segni di rosso, acrilico su polistirene espanso, misure variabili, 2016, veduta dell’installazione sulla terrazza di Palazzo Reale, Genova

Hai già ottenuto qualche riscontro sull’attività di questi primi sette mesi?
La risposta delle altre istituzioni culturali della città è stata davvero molto positiva e di questo sono davvero felice. Un segnale incoraggiante è arrivato dai dati relativi al gradimento del pubblico nel primo semestre 2016, raccolti dalla piattaforma Travel Appeal: il Museo di Palazzo Reale è il quarto in Italia.

La tua visione?
Credo che lo Stato abbia un’alta missione educativa. I musei non possiedono i beni ma li custodiscono e noi dobbiamo essere capaci di restituire al pubblico il mondo che vi è dentro. Se facciamo parlare gli oggetti, invece di parlare attraverso gli oggetti, abbiamo perso. È questione di sfumature, lo so, ma è fondamentale ricordare che l’oggetto ha la sua storia da raccontare e che è nostro compito renderlo vivo grazie al contesto che gli restituiamo. Non è vero che i musei non si possono auto-mantenere: si può fare ma bisogna utilizzare gli strumenti giusti, sapendo che non tutte le panacee sono quelle giuste.

Intervista tratta dallo “Speciale BENI CULTURALI: i nuovi direttori della riforma Franceschini. vol. 2″ uscito su Espoarte #93.

Serena Bertolucci è storica dell’arte. Nata a Camogli (GE), si è laureata con lode presso la Facoltà di lettere dell’Università di Genova, indirizzo storico-artistico, per poi diplomarsi con lode presso la Scuola di Specializzazione in Storia dell’arte e delle arti minori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi in Museologia/Museografia. Dal 2010 è direttore di Villa Carlotta, Museo e Giardino Botanico sul lago di Como, dove lavora dal 2004. Ha studiato e lavorato in Germania e negli Stati Uniti. Dal 1997 al 2006 è stata incaricata dal Ministero tedesco per l’educazione, la ricerca scientifica e la tecnologia della catalogazione e conservazione delle raccolte d’arte del centro italo tedesco per l’eccellenza europea Villa Vigoni (Como). È autrice di numerose pubblicazioni.

Museo di Palazzo Reale Genova
Via Balbi 10, Genova
www.palazzorealegenova.beniculturali.it

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