MILANO | Pinacoteca di Brera | 16 giugno – 25 settembre 2016

di Matteo GALBIATI

Alla Pinacoteca di Brera prosegue la rivoluzione messa in atto dal suo direttore James M. Bradburne che, con la formula del Dialogo, coglie l’occasione per valorizzare ulteriormente celeberrimi capolavori delle collezioni dell’istituzione milanese mettendoli in dialogo con altri prestati da collezioni internazionali, a creare un confronto tra reciproche affinità storiche, stilistiche e artistiche.

Il nuovo allestimento della Pinacoteca di Brera: Pittura Veneta XV secolo, Sala 6 © James O’Mara

Il nuovo allestimento della Pinacoteca di Brera: Pittura Veneta XV secolo, Sala 6 © James O’Mara

Dopo lo Sposalizio della Vergine di Raffaello tocca ora al Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti (1470-1474) di Andrea Mantegna, che troneggia al centro del nuovissimo allestimento della Sala VI, essere messo a confronto con opere che sottolineano la forza dell’innovazione di questo dipinto che ebbe, tra Cinquecento e Seicento, un successo senza precedenti. Accanto al capolavoro mantegnesco, infatti, sono stati posti il Cristo morto e strumenti della Passione (1583-1585) di Annibale Carracci, proveniente dalla Staatsgalerie di Stoccarda, e il Compianto sul Cristo morto (1615) di Orazio Borgianni dalla romana Galleria Spada, i quali sono testimonianza indicativa e fondamentale per attestare l’ammirazione verso il Cristo, dipinto da Mantegna e oggi conservato a Brera, innescata nei secoli successivi.

Andrea Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, 1470-1474, tempera su tela, 68x81cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Andrea Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, 1470-1474, tempera su tela, 68x81cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Queste tre opere, per la prima volta esposte una accanto all’altra, aiutano a comprendere quanto il modello ideato da Mantegna – e così incredibilmente figlio di quella conoscenza prospettica tipicamente Rinascimentale – abbia influito in modo determinante nel rivoluzionare completamente il tema del compianto: lo scorcio netto, forzato, volutamente ravvicinato, immerge lo sguardo dello spettatore rendendolo persona presente all’evento dolente e non ammiratore passivo di una scena dipinta. La forza dell’innovazione, con quella prospettiva tanto abilissima quanto ardita, convoglia non solo la visione sul soggetto, ma lascia percepire un pathos inequivocabile, foriero di tutta la mistica dolente che un tema come questo richiede.
Sembrano partire proprio da qui Carracci e Borgianni: l’uno con la sottolineatura di un realismo crudo (drammatici sono gli strumenti del martirio cui dà quasi una parte da protagonisti), l’altro con la peculiare lettura delle espressioni del volto e delle gestualità dei corpi (non a caso l’ascendenza caravaggesca non è affatto nascosta).

Annibale Carracci, Cristo morto e strumenti della Passione, 1583-1585, olio su tela, 70.7x88.8, Staatsgalerie, Stuttgart

Annibale Carracci, Cristo morto e strumenti della Passione, 1583-1585, olio su tela, 70.7×88.8, Staatsgalerie, Stuttgart

Da una parte, quindi, abbiamo il Cinquecento di Carracci con il suo desiderio di leggere il quattrocentesco naturalismo di Mantegna rivalutandone però l’intensità emotiva e caricandolo di umano sentimento che si riverbera nel gusto quasi “macabro” (come da alcuni è stato descritto) della postura scomposta del corpo del suo Cristo, teso fino alla disarticolazione, quasi l’artista stesso consapevolmente volesse far vedere il suo rivaleggiare – per complessità di resa – con l’illustre modello cui ha guardato.
Nel secolo successivo nella cerchia caravaggesca l’ammirazione per l’opera di Mantegna preserva il suo fascino e la sua ammirazione producendo altre emulazioni di un’immagine che stava diventando senza tempo ed inesauribile fonte di spunti e di “messe in prova” da parte di chi ne voleva riproporre la composizione. Borgianni si concentra, allora, su quello che alla sua epoca interessava maggiormente, ovvero gli “affetti” come a quel tempo si definivano. I sentimenti e l’espressione impressa sul corpo, e trasmessa dai gesti, enfatizzano nella sua tela secondo quella teatralità “del vero” che in Caravaggio ha avuto il suo maestro indiscusso.

Orazio Borgianni, Compianto sul Cristo morto, 1615, olio su tela, 55x77 cm, Galleria Spada, Roma

Orazio Borgianni, Compianto sul Cristo morto, 1615, olio su tela, 55×77 cm, Galleria Spada, Roma

Tre opere, tre grandi capolavori, quindi, che oggi proseguono il loro dialogo, confronto che, nella sala di Brera, diventa ancor più prossimo e ravvicinato: annullandosi quasi le distanze cronologiche e stilistiche si legge chiaramente quella contaminazione che genera modulazioni di suggestioni assai diverse, pur generate da uno stesso soggetto. L’occasione del nuovo dialogo permette al visitatore di vedere anche il nuovo allestimento delle sale dalla I alla VII voluto da Bradburne.

Attorno a Mantegna. [Secondo dialogo]
a cura di Keith Christiansen
catalogo Skira

16 giugno – 25 settembre 2016

Sala VI
Pinacoteca di Brera
via Brera 28, Milano

Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì sabato e domenica 8.30-19.15 (chiusura biglietteria 18.40); giovedì 8.30-22.15 (chiusura biglietteria 21.40); chiuso lunedì
Ingresso intero €10.00; ridotto €7.00; gratuito ogni prima domenica del mese 

Info: +39 02 72263264 – 229
pin-br@beniculturali.it
www.pinacotecabrera.org

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