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VERONA | Museo di Castelvecchio | 10 ottobre – 13 dicembre 2015

Le meraviglie del 2000, nata da un’idea di Beatrice Benedetti e Paola Marini è una mostra che fa dialogare diciotto capolavori del Museo di Castelvecchio con altrettante opere contemporanee tratte dalla sezione India-Cina-Pakistan della Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli.

La mostra inaugura in concomitanza con l’XI Giornata del Contemporaneo, stesso traguardo raggiunto da ArtVerona 2015, giunta all’undicesima edizione, che annovera Le meraviglie del 2000 tra i suoi eventi collaterali, tutti ispirati ad Emilio Salgari, e organizza appuntamenti e visite guidate al Museo nei giorni di manifestazione, dal 16 al 19 ottobre.

Il titolo della mostra, organizzata dal Comune di Verona – Direzione Musei d’Arte e Monumenti in collaborazione con Veronafiere, rimanda all’omonimo romanzo fantascientifico di Emilio Salgari, scrittore veronese e figura guida dei collateral di questa edizione di ArtVerona. In Le meraviglie del 2000, del 1907, Salgari immagina infatti un balzo di un secolo, dal 1903 al 2003, verso i prodigi e i mali del nuovo millennio: inquinamento, terrorismo e una nociva frenesia.

Sudarshan Shetty, Untitled, 2011, legno lucidato, 90x32x70 cm, Le meraviglie del 2000, Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli, © Sundarshan ShettyIl 2000 del titolo s’intreccia poi con il nome dato dal mecenate Antonio Stellatelli alla sua raccolta, a partire dall’anno spartiacque in cui essa ringiovanisce: dal contemporaneo “storico” alle avanguardie più recenti. Dopo quella data la collezione «Arte 2000», ha accolto artisti con passaporto non necessariamente italiano, tra i quali i quattordici autori delle diciotto opere esposte, in accordo con l’andamento girovago dell’universo attuale. «Le opere si parlano, dialogano tra loro in una lingua comune, e io le ascolto», asserisce il collezionista, ex manager, classe 1928.

Venute al mondo in luoghi lontani ‒ seppur non più misteriosi come al tempo di Salgari ‒ le tele 2.0, le sculture e le installazioni esposte al castello di Cangrande sono figlie di un tempo a noi molto vicino. Le assonanze tra esse e il Museo si rivelano al visitatore già all’ingresso, nella Galleria delle sculture, dove il collegamento tra Medioevo e Contemporaneità coinvolge l’intero ambiente. Legno, ferro e cemento sono infatti elementi base dell’intervento architettonico di Carlo Scarpa a Castelvecchio ‒ ultimato nel 1964 ‒ così come della prima opera in mostra dell’indiano Riyas Komu. Il legno di Left Leg, proveniente dal Kerala come l’artista, è poi comune denominatore tra la scultura di Komu e l’Arca dei Santi Sergio e Bacco, un sarcofago di epoca romanica su cui è raffigurato il martirio dei cavalieri Sergio, decapitato, e Bacco, al centro della scena, ucciso a bastonate.

Citando altri esempi di assonanze, nella sala al primo piano della Reggia in cui si trovano due icone del Museo, la Madonna del roseto attribuita a Stefano di Giovanni o a Michelino da Besozzo e la Madonna della quaglia di Pisanello, le similitudini e i contrasti concorrono a un’armonia di fondo. L’accordo tra hortus conclusus nelle due tavole e il manto metallico di Landscape of Waking Memories di Saksi Gupta sta nelle asimmetrie, tra i fondi oro dei dipinti e il filo d’acciaio dell’installazione, o nel tripudio di piume di angeli e volatili; persino la presenza/assenza della figura umana contribuisce a un’articolata sinfonia.
Al secondo piano della Reggia due versioni sinonimiche di Madonna con il bambino di Giovanni Bellini – incluse da Scarpa in un’unica cornice – riecheggiano in Synonym per i toni cromatici dell’accenno di sari rosso della giovane ritratta da Reena Kallat, in cui tuttavia scompare la nobiltà dei due volti di Maria, contornati entrambi da un manto carminio.

Nel passaggio tra i due livelli, nella Torre del Mastio, s’incontra la Sala delle Armi, in cui è appesa Untitled dell’indiano Valay Shende, una giacca di sfere d’acciaio che richiama la cotta medievale indossata, sotto la preziosa armatura, dal notabile veronese Pase Guarienti in un ritratto a figura intera che testimonia l’influenza di Paolo Caliari sulla pittura della sua città natale nel secondo Cinquecento.Valay Shende, Untitled, 2013, dischi di acciaio inossidabile, 109 x 48 x 15 cm, pezzo unico, Le meraviglie del 2000, Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli, © Valay Shende

Nella Galleria dei dipinti – ultima tappa del percorso – dialogano, tra gli altri, Slogan 86 del cinese Zhang Dali e il piccolo Ritratto di giovane con disegno infantile di Giovan Francesco Caroto. Zhang Dali, celebre grazie al graffitismo approfondito in Italia, sceglie come soggetto una lavoratrice immigrata dalle campagne cinesi, il cui viso anonimo emerge da una griglia di ideogrammi: slogan propagandistici della Repubblica Popolare, mischiati con epigrammi filosofico-morali e con la parola «AK-47» (sigla del kalashnikov). In questo volto pixelato, gestaltico, si distingue un sorriso malinconico, ancor più se messo in relazione con l’ambiguo ritratto di Caroto, anch’esso sorridente, ma scherzoso.

Le affinità rintracciabili nell’intero percorso espositivo, formali, iconografiche o di sottile relazione semantica, testimoniano un influsso internazionale nella Verona gotica, ininterrotto fino al Seicento. A conferma, invece, dell’interculturalità degli artisti contemporanei, basti l’invito rivolto agli indiani Shilpa GuptaRiyas Komu e al pakistano Rashid Rana a far parte del Padiglione Iraniano alla 56esima Biennale di Venezia.

«Prendendo spunto da un classico letterario – afferma Beatrice Benedetti, curatrice ‒, la rassegna mira a far risaltare la vera sfida del Duemila: destreggiarsi tra identità globale e individuale. Ben consapevole di essere in sé una sola moltitudine, l’artista avverte oggi l’ulteriore rischio di spersonalizzazione, qui evidente sia in autori con storie di conquiste alle spalle per vissuto geografico ‒ non scordiamo che India e Pakistan condividono lo stesso passato coloniale ‒ sia tra gli autori provenienti dall’odierno impero Cindia, minacciato da spinte irredentiste di minoranze Uiguri e di Hong Kong».

Le meraviglie del 2000 – Evento Collaterale ArtVerona 2015
Opere della Collezione Stellatelli a Castelvecchio
a  cura di Beatrice Benedetti e Paola Marini

Artisti contemporanei in mostra: Riyas Komu, Shilpa Gupta, Zhang Dali, Mithu Sen, Sudarshan Shetty, Saksi Gupta, Nalini Malani, Rashid Rana, Liu Bolin, Cang Xin, Sunil Gawde, Reena Kallat, Barthi Kher, Valay Shende

Allestimento: Alba Di Lieto con Ketty Bertolaso, Oscar Scattolo, Fabio Guardini, in collaborazione con Artcare, Bergamo.

10 ottobre – 13 dicembre 2015
Inaugurazione: sabato 10 ottobre 2015 | XI Giornata del Contemporaneo

Museo di Castelvecchio
Corso Castelvecchio 2, Verona

Orari: lunedì dalle 13.30 alle 19.30 – da martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.30 – la biglietteria chiude alle 18.45
I possessori di biglietto ArtVerona godranno di un ingresso agevolato
Visite guidate: sabato 17 ottobre alle ore 10.00 con le curatrici.
Tutte le domeniche, con il solo costo del biglietto d’ingresso, alle ore 11.00

Info: +39 045 8062611
castelvecchio@comune.verona.it
www.museodicastelvecchio.comune.verona.it

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