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Quartiere Case Operaie di Mancasale
, Reggio Emilia

¡MURALES!. Gli Artisti di Proyecto Ritual alle Case Operaie di Mancasale (di Viviana Siviero)

¡MURALES!. Gli Artisti di Proyecto Ritual alle Case Operaie di Mancasale. Un titolo che riassume in sé tutte le finalità e le possibilità di un progetto interessante e pressoché unico in Italia, ideato in collaborazione con un artista – Simone Ferrarini – ed organizzato dall’Associazione culturale Saval. Un collettivo costituito da quattro artisti – “Proyecto Ritual”: gli spagnoli Kenor, Zosen e H101 e l’italiano, Göla – ha fatto in modo che le facciate fiorissero di un’esplosione di colori e forme di gusto fortemente attuale, testimoniando così – attraverso la personale cifra stilistica di ognuno – l’idea di contaminazione fra il contemporaneo giovane e quello più comune degli abitanti delle case popolari. Abbiamo scambiato a riguardo quattro chiacchiere con la curatrice del progetto, Sara Montesello…


Viviana Siviero: ¡MURALES!. Gli Artisti di Proyecto Ritual alle Case Operaie di Mancasale. Un progetto ambizioso che ha da poco visto la luce con risultati creativi che sembrano non avere eguali: ci racconti come è nato e come si è sviluppato nel dettaglio?
Sara Montesello:
Il progetto ¡MURALES! è nato in seguito ad alcune considerazioni.
La Street Art è un’arte nata dal basso che sta avendo sempre più consensi istituzionali ed è ormai diventata un genere e uno stile pittorico riconosciuto. Sono in continuo aumento, anche in Italia, le gallerie d’arte specializzate in graffitismo, ma lo spazio naturale di uno street artist è la strada e i muri sono le sue tele. Sicuramente è importante l’inserimento e il confronto con gli ambienti artistici istituzionali, ma il rischio latente è quello di snaturare questa forma espressiva riducendone la carica comunicativa a vantaggio di una valorizzazione puramente estetica. Nella collocazione on the road, inoltre, i fruitori delle opere sono i “passanti”, chiunque si soffermi ad osservare: è una forma d’arte per tutti che, prestandosi a più livelli di lettura, raggiunge un pubblico ampio e diversificato.
SAVAL con “¡MURALES!” ha pensato di proporre la Street Art in un contesto che le è proprio cercando, in più, di costruire un rapporto diretto tra artista e fruitore.
Grazie alla collaborazione di Roberta Pavarini, Presidente della Circoscrizione Nordest, e alla disponibilità dei soci della Cooperativa Case Popolari di Mancasale, si è individuato il quartiere Case Operaie di Mancasale (RE) come sito ideale per l’evento. Per noi è stata determinante la possibilità di far vivere gli artisti all’interno del quartiere affinché potessero conoscere il luogo e i suoi abitanti. Questo perché si voleva offrire loro la possibilità di  realizzare un intervento ispirato al contesto e ad esso strettamente legato. Lo scambio, la comunicazione e la convivenza sono aspetti fondamentali del progetto ¡MURALES!
È stata prima di tutto un’esperienza di vita sia per i residenti che per gli artisti di cui l’intervento artistico è spontanea conseguenza e rimane come testimonianza di questo rapporto.

Il progetto è ideato dall’Associazione SAVAL e promosso dalla Cooperativa Case Popolari Di Mancasale e Coviolo con la collaborazione di Circoscrizione Nordest, Circolo Arci Pigal e Laboratorio di Architettura Oltreluogo. Di cosa si occupa SAVAL e con quale finalità ha dato luogo a questo evento?
SAVAL è un’associazione di promozione sociale che realizza progetti artistico-culturali aventi una particolare attenzione per gli aspetti sociali. Obiettivo principale è utilizzare le forme di espressione artistica per mettere in contatto realtà e soggetti diversi al fine di aprire nuovi canali comunicativi e insolite interazioni creative.
In ¡MURALES! l’associazione ha ideato il progetto e curato la parte artistica dell’evento. Gli artisti sono stati selezionati da SAVAL in base alle caratteristiche stilistiche, alla poetica personale e ad aspetti socio-culturali. La scelta di coinvolgere personalità straniere trova la sua motivazione nella volontà di avvicinare due realtà molto lontane (gli abitanti di un quartiere popolare e giovani artisti abituati a girare il mondo) per stimolare da entrambe le parti curiosità e voglia di confronto. Questa “molla” fortunatamente è scattata creando un clima famigliare e collaborativo. La finalità ultima era proprio questa: far sì che gli artisti non venissero percepiti come estranei chiamati a realizzare opere sulle loro case, ma graditi ospiti che necessitavano dell’apporto di tutti per cogliere veramente le caratteristiche del contesto e creare personali interpretazioni pittoriche di quanto appreso e percepito.

«Il ritorno dell’Arte al suo pubblico, la dialettica artista-fruitore, insieme alla necessità di comunicare, sono alla base del progetto ¡MURALES! Gli artisti di Proyecto Ritual alle Case Operaie di Mancasale». Questa frase, tratta dal comunicato ufficiale, pone i punti fondamentali dell’azione che pare svilupparsi a partire da una idea ben chiara della situazione artistico-culturale in cui siamo immersi, puoi esprimerti a riguardo?
Nella realtà contemporanea ci troviamo di fronte a diverse modalità di fare ed esperire l’Arte, è corretto che ognuno segua quella che sente più affine. Il nostro modo considera le forme di espressione artistica come importanti strumenti comunicativi e creativi capaci di interagire con le persone, a tutti i livelli.
In una società in cui i rapporti umani diventano sempre più distanti e superficiali, in cui pensare con la propria testa sembra spesso un’operazione troppo impegnativa, l’Arte può essere uno stimolo alla creatività, alla riflessione, alla libera espressione e alla comunicazione. Questo è possibile se l’evento artistico è vissuto e condiviso, non semplicemente osservato. La partecipazione attiva delle persone ai progetti SAVAL realizzati finora è, per noi, una conferma del bisogno diffuso di un’Arte più presente nella quotidianità, che si avvicina al pubblico invece di “farsi cercare”.

Reggio Emilia, e l’Emilia Romagna, in generale, sono avvezzi al murales come forma d’arte più di altre realtà: cosa differenzia questo progetto dai precedenti tentativi semi spontanei, spontanei ed organizzati che fossero?
Sì, fortunatamente la nostra regione è molto attiva da questo punto di vista. Negli ultimi anni sono stati realizzati vari progetti relativi ai murales che hanno coinvolto diversi soggetti: comuni, circoscrizioni, scuole e associazioni. A Reggio Emilia un filo conduttore di questi interventi è stata la volontà di rendere più accoglienti luoghi angusti (i sottopassi, per esempio) e invitare le persone a sentire questi spazi come propri e non estranei. ¡MURALES! si inserisce in un contesto pienamente vissuto e apprezzato dai residenti, le pitture murali sono un valore aggiunto che qualifica maggiormente il luogo. La particolarità sta nella condivisione dell’esperienza, la convivenza e la reciproca collaborazione tra artisti e pubblico. L’intervento artistico non viene percepito come qualcosa “calato dall’alto”, ma è sentito e partecipato. Le opere divengono patrimonio collettivo, strettamente connesse al territorio e alla sua gente, secondo la libera interpretazione stilistica di ogni artista. Nel progetto la figura dell’artista e quella del committente-fruitore agiscono sullo stesso piano, consapevoli di vivere un’esperienza umana e non solamente lavorativa.

Come e perché sono stati scelti gli artisti: quattro di essi, uniti in un progetto comune denominato Proyecto Ritual: (Kenor, Zosen e H101) provengono da Barcellona, mentre Göla è italiano. Ci racconti il risultato attraverso le differenti dialettiche creative che hanno preso forma?
Proyecto Ritual è un gruppo costituito da quattro artisti dalle caratteristiche stilistiche molto diverse, ma accomunati dalla predilezione per un cromatismo vivace. Tutti hanno un’attività artistica individuale e si sono uniti nel “Proyecto” riconoscendosi in una poetica comune: la percezione del progressivo e distruttivo allontanamento dell’Uomo dalla Natura. Al di là delle differenti origini, le personalità dei quattro artisti sono molto diverse e ben marcate, come emerge pienamente dalle loro opere. Dal personale linguaggio simbolico di H101, carico di evidenti rimandi a culture primitive e orientali, si passa al racconto visivo di Zosen, costruito con perizia accavallando figure, metafore e parole.
Il dinamismo formale di Kenor si affianca alla maniacalità descrittiva della grande rappresentazione allegorica di Göla. Una grande dialettica di stili e contenuti che trova la sua summa nel “combo” realizzato a otto mani su uno degli edifici.
Sono un gruppo già collaudato che si è inserito perfettamente nel contesto reggiano e ha saputo vivere al meglio questa esperienza. Ad essi si è aggiunto in itinere un quinto elemento: Cees.
Cees, artista argentino, trovandosi ad Ancona per un festival è venuto a Reggio a far visita ai suoi amici di Proyecto Ritual. Quando ha visto la situazione e il progetto ha deciso di partecipare ed è rimasto con noi. Il suo murales rappresenta un’ulteriore variante stilistica: pienamente figurativo e con una propensione più didascalica, degno erede della tradizione muralista sudamericana, si caratterizza per un uso differente del colore aggiungendo agli interventi artistici nel quartiere un’ulteriore cifra stilistica.

Dieci giorni di laboratorio reale (dall’8 al 18 settembre) in cui gli artisti hanno vissuto a stretto contatto con la popolazione del quartiere: come è andata?
Benissimo! Per noi di SAVAL era un po’ un’incognita, costituiva il lato “sperimentale” del progetto: non sapevamo con certezza come gli abitanti del quartiere avrebbero accolto gli artisti, ma direi che è stato un successo! L’alloggio era un appartamento all’interno di un condominio del quartiere e, fin dai primi giorni, le signore hanno preso a cuore questi ragazzi portando loro colazione, pane e manicaretti. Qualcuna addirittura mi ha detto “Per me potrebbero rimanere sempre qui!”. Anche gli uomini hanno fatto la loro parte, prestando assistenza durante la realizzazione dei murales e seguendo con costanza (giorno e notte) l’evolversi dei lavori. E non sono mancati neanche i regali! Gli abitanti hanno raccontato agli artisti il quartiere e le loro storie poi, a un certo punto, si sono spontaneamente improvvisati “ciceroni” spiegando a passanti e curiosi il significato delle opere. Gli artisti si sono trovati come in famiglia, umanamente hanno ricevuto veramente tanto da queste persone. Penso che a tutti rimarrà un piacevolissimo ricordo di questa esperienza e speriamo di poterne ripetere altre simili!

Il progetto in breve:
¡MURALES!.Gli Artisti di Proyecto Ritual alle Case Operaie di Mancasale
progetto di SAVAL a.p.s.
a cura di Simone Ferrarini e Sara Montesello (SAVAL a.p.s.) + Laboratorio di Architettura Oltreluogo
promosso da Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo
in collaborazione con Circoscrizione Nordest e Circolo Arci Pigal e Centro di Documentazione Storica di Villa Cougnet
Quartiere Case Operaie di Mancasale, Reggio Emilia
Info: +39 333 5707272
www.proyectoritual.blogspot.com
Artisti di Proyecto Ritual: Kenor, Zosen, H101, Göla

In alto, da sinistra:
Göla, 2010, Quartiere Case Operaie di Mancasale, Reggio Emilia
H101, 2010, Quartiere Case Operaie di Mancasale, Reggio Emilia

Sotto, da sinistra:
Zosen, 2010, Quartiere Case Operaie di Mancasale, Reggio Emilia
Kenor, 2010, Quartiere Case Operaie di Mancasale, Reggio Emilia

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